L’ANNIVERSARIO
I 100 anni di Dario Fo: «Mio nonno dalla curiosità contagiosa»
La nipote, Mattea, ricorda l’uomo e l’artista. Al via le celebrazioni per il premio Nobel nato a Sangiano il 24 marzo 1926. Le iniziative a Varese
«Dario? Era un nonno che ho capito ben presto essere davvero molto speciale. Speciale come mia nonna Franca. Con me sono sempre stati nonni veri: raccontavano storie; si giocava; e tutti e due erano molto curiosi. Ecco, ricordo la loro grande curiosità contagiosa verso tutto e tutti e loro capacità di raccontare il presente, tra ingiustizie e buone notizie». Giornate frenetiche per Mattea Fo, la nipote di Dario Fo e Franca Rame, presidente dell’omonima fondazione. Non potrebbe essere altrimenti. «Domani (oggi – martedì 24 marzo – per chi legge, ndr) sarà una giornata molto piena», ammette. «Nonno Dario nacque a Sangiano 100 anni fa esatti e, per l’occasione, abbiamo previsto un doppio evento a Roma. In mattinata il ministero della Cultura ospiterà il via delle celebrazioni del centenario della nascita, la costituzione del comitato nazionale da me presieduto e la presentazione di un francobollo a lui dedicato, la cui emissione è stata prevista per il 24 marzo. In serata, sempre a Roma, si terrà 100 anni Dario Fo – Serata evento per il Centenario del Premio Nobel al Teatro Sistina, promosso dalla fondazione, con la partecipazione di artisti e amici che si alterneranno sul palco per un racconto collettivo fatto di letture, ricordi, canzoni e pièce teatri». Qualche nome? Oltre a suo padre Jacopo e Paola Cortellesi; Mario Pirovano e Pino Strabioli; Gad Lerner e Carlo Petrini; Moni Ovadia ed Ascanio Celestini; Lodo Guenzi e Ambra. Quest’ultima racconterà del viaggio televisivo Roma-Milano quando di colpo, grazie a un viaggiatore autostradale che abbordò lei e Dario, scoppiò l’euforia per la notizia dell’assegnazione del Nobel per la Letteratura.
DUE PROGETTI PER CELEBRARLO
L’organizzazione degli eventi per il centenario di Dario Fo, Mattea l’ha definita «una meravigliosa macchina infernale»: «Le celebrazioni prevedono due progetti», racconta. «Il primo, lo abbiamo ribattezzato 100 anni per 100 Paesi ed è molto ambizioso: al momento abbiamo avuto l’adesione di 85 Paesi stranieri e sono in programma più di 200 eventi e spettacoli in tutto il mondo per ricordare l’opera del nonno. A questi si aggiungono altre 100 iniziative nel nostro Paese. Ma siamo solo all’inizio. C’è parecchio fermento anche in provincia di Varese: stiamo lavorando a un cartellone di iniziative in cui sono coinvolti il Comune di Varese, l’Università dell’Insubria, il Teatro Sociale di Luino e il festival dei Mezeràt».
A MILANO UNA TARGA, MA NON BASTA
Sabato 28 marzo poi Mattea Fo sarà a Milano, la città di adozione di Dario e Franca: «Il Comune ha deciso di ricordare Dario Fo con una targa commemorativa che verrà posata presso la loro abitazione di corso di Porta Romana, 132. Sono felice e ci sarò al disvelamento della targa, ma come ho scritto sulle pagine di “Repubblica” credo che il Comune di Milano avrebbe potuto fare di più per ricordare Dario», fa sapere Mattea. «Ho letto che l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi ha parlato di numerose iniziative, tra cui la riapertura a ottobre della Palazzina Liberty, ma noi della fondazione non siamo stati né informati né coinvolti. Si è dichiarato assolutamente disponibile a incontrarci con la voglia di costruire insieme? Bene, stiamo a vedere. Nel frattempo, sempre sabato, tardo pomeriggio, alla Camera del Lavoro, grazie al coinvolgimento della Cgil e dell’associazione Secondo Maggio, andrà in scena lo spettacolo musicale Canzoni, pernacchie e giullarate». Infine, più avanti, il 12 e 13 ottobre (a 10 anni esatti dalla morte di Dario Fo), tre università milanesi (Statale, Cattolica e Iulm) daranno vita assieme alla fondazione Fo-Rame a un convegno internazionale. Obiettivo: sviscerare la figura del geniale giullare di Sangiano.
VARESE PER IL CENTENARIO
Anche Varese rende omaggio a Dario Fo nel centenario della nascita. Il calendario nazionale delle celebrazioni promosso dalla Fondazione Fo Rame accoglierà alcuni momenti significativi a cura del Comune di Varese e dell’Università degli Studi dell’Insubria, e un contributo del Festival Tra Sacro e Sacro Monte, con iniziative che mettono al centro il legame tra i due grandi artisti e il territorio, che non è mai mancato nelle loro tournée e dove dal marzo 2025 un teatro porta il loro nome, a Luino.
Tra i tanti spettacoli e le occasioni di incontro con la provincia, una data particolarmente significativa è quella del 17 giugno 2015, quando Fo fu accolto nell’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria per la presentazione del libro «Un uomo bruciato vivo. Storia di Ion Cazacu», scritto dal Nobel con Florina Cazacu, la figlia della vittima. Un evento organizzato dal professor Gianmarco Gaspari con Sabatino Annechiarico, Giulio Facchetti e Alessandra Vicentini. In quell’occasione Fo si era emozionato ricordando che proprio lì, all’ex collegio Sant’Ambrogio, dove una volta insegnavano le suore, aveva studiato la sua Franca negli anni della gioventù trascorsa a Varese, nella casa di via Walder. «E talvolta si addormentava durante le lezioni perché la notte prima andava a recitare in giro per la provincia, con la sua famiglia di comici dell’arte», ha raccontato il Nobel. L’operaio romeno Ion Cazacu fu ucciso nel 2000 a Gallarate dal datore di lavoro che, al culmine di una lite, lo cosparse di benzina e gli diede fuoco: morì dopo una settimana di agonia. L’idea del Comune di Varese è di partire proprio da questa storia, nella narrazione di Dario Fo, per il suo contributo al centenario. È in fase di progettazione una mostra di opere pittoriche strutturata come una riflessione sul mondo del lavoro e sui diritti negati: a cura dell’assessore alla Cultura Enzo Laforgia, dovrebbe approdare in autunno negli spazi del Musei Civici di Villa Mirabello. «Vogliamo ricordare Dario Fo a partire da uno dei temi che più hanno attraversato la sua opera: il lavoro e la dignità delle persone – commenta l’assessore alla Cultura Enzo Laforgia –. La mostra a Villa Mirabello sarà un’occasione per rileggere il suo sguardo artistico e civile, ancora oggi di grande attualità».
L’Università degli Studi dell’Insubria partecipa alle celebrazioni con un percorso che unisce didattica, ricerca e valorizzazione culturale. Saranno in parte dedicati allo studio dell’opera del Nobel due corsi della cattedra di Letteratura italiana di Elena Valentina Maiolini: “Linee di letteratura italiana del Novecento” e “Didattica della letteratura italiana”. L’obiettivo è che ne nascano progetti di tesi di laurea su Dario Fo per i corsi di Scienze della comunicazione e Linguaggi e competenze per la formazione, da premiare con possibilità di studio e di collaborazione con la Fondazione Fo Rame. Negli spazi dell’Ateneo, l’Insubria ospiterà inoltre in autunno uno spettacolo di Dario Fo a cura dell’attrice Marina De Juli, nata in provincia di Varese e per tanti anni parte della compagnia Fo Rame. «Portare Dario Fo dentro la didattica universitaria significa restituirlo alle nuove generazioni nella sua complessità – osserva Paola Biavaschi, direttrice del Dipartimento di Scienze umane e dell’innovazione per il territorio –. La sua opera continua a interrogare il presente e offre strumenti preziosi di lettura critica della realtà».
Sempre all’Insubria, un’attenzione particolare sarà dedicata all’«affabulazione» su San Francesco, che Fo portò in scena nel 1997 con una interpretazione interessante e controversa. Elena Valentina Maiolini si occuperà dello studio del testo, anche attraverso materiali preparatori come appunti manoscritti e copioni, testo che assume un significato speciale nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della morte del Frate d’Assisi (1226-2026). Proprio «Lu santo jullare Francesco» sarà portato in scena a luglio da Mario Pirovano, tra i più importanti interpreti del teatro di Fo, alla quattordicesima cappella del Sacro Monte, nell’ambito del Festival Tra Sacro e Sacro Monte diretto da Andrea Chiodi. «Per la nostra famiglia Varese è un luogo importante, legato a ricordi profondi e alla storia di Franca – sottolinea Mattea Fo –. È significativo che proprio da qui partano iniziative capaci di tenere insieme memoria, arte e impegno civile».
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