LE OPINIONI
I nuovi doppiopesismi trumpiani
Donald insulta Rob Reiner nel giorno della morte, ma guai a chi parlava di Charlie Kirk
Nonostante un QI che lo rende una persona considerata intellettivamente superiore, James Woods è un sostenitore di Donald Trump. L’attore più volte candidato al premio Oscar e laureato al prestigioso di MIT, ha un dato certificato di 180 quando il minimo per essere considerato un genio è 130. Succede anche ai migliori di sbagliare, fatto sta che il sostegno di Woods all’attuale presidente degli Stati Uniti è sempre stato esplicito. Eppure, forse proprio perché più intelligente degli altri, persino lui ha finito per condannare, pur non citandolo, l’agghiacciante reazione di Trump all’omicidio del regista Rob Reiner e della moglie Michele. Il tycoon, ha insultato l’autore di “Harry ti presento Sally” con un messaggio che è un esempio raro di crudeltà e cinismo. Il Presidente ha affermato che Reiner era «afflitto da una forma massiccia, durissima e incurabile della malattia mentale nota come Sindrome da impazzimento per Trump», una «ossessione paurosa» e una «evidente paranoia», ipotizzando che la sua dipartita fosse la conseguenza del suo impegno politico contro la Casa Bianca.
Poco dopo questo straordinario esempio di sensibilità, è stato incriminato per il delitto il figlio di Reiner, Nick, figura purtroppo nota per i suoi problemi psicologici e le sue dipendenze dalla droga e, considerando l’evidente assenza di implicazioni politiche nella tragedia, ci si aspettava che The Donald facesse in qualche modo marcia indietro, anche a seguito delle reazioni indignate da parte di cittadini comuni, esponenti dello spettacolo e persino politici di area repubblicana e addirittura Maga. Ed invece eccolo Trump che si conferma quello che è, ribadendo che Reiner era uno squilibrato, qualcosa di molto negativo per l’America e altre amenità assortite. Un atteggiamento che sconvolge anche per il fatto che, quando venne ucciso Charlie Kirk qualche mese fa, il Presidente si era scagliato contro chi non si era unito al lutto per l’evento. Giustamente, aggiungiamo noi, perché al netto delle opinioni, anche deliranti, certi passaggi cruenti della storia non possono diventare occasione per fare propaganda politica o, peggio, alimentare sentimenti di odio.
Woods, intervistato per ricordare Reiner, ha sottolineato il fatto di avere idee politiche opposte al regista ma che questo non ha mai messo in discussione il loro rapporto, il rispetto reciproco e soprattutto la gratitudine infinita per l’amico regista che gli salvò letteralmente la carriera offrendogli, quando non lo chiamava più nessuno, un ruolo nel film “L’agguato”, che portò Woods ad essere addirittura candidato all'Oscar. Una dichiarazione che è un inno all’amicizia e al rispetto per l’altro a tutto tondo che non può non riportarci alla mente il film di Reiner che più abbiamo amato, “Stand by me”, che si conclude con una frase indimenticabile: “Non ho mai avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?”. L’autore di questa toccante riflessione è Stephen King che ha scritto il racconto dal quale è tratto il film e il riferimento all’età non è paradigmatico: chiunque, a qualunque età, trova amici che saranno tali per sempre e qualunque divergenza o fatto, nemmeno la morte, potrebbe far venire meno il rispetto reciproco. Dubitiamo che Trump abbia visto questo film, ma c’è sempre tempo per rimediare.
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