EPISODIO SVENTATO
«I suoi gioielli sono refurtiva», ma è una truffa
A Bobbiate tentato raggiro in cui i malviventi telefonano spacciandosi per forze dell’ordine e familiari
Un pomeriggio di “ordinaria follia” quello vissuto l’altro giorno da una famiglia di Bobbiate, bersaglio di una banda di truffatori che ha agito con precisione, dimostrando di possedere informazioni dettagliate sui nomi e sulle parentele delle vittime. Tutto ha inizio intorno alle 14. Uno dei nipoti della famiglia, un uomo di cinquant’anni, si trova al lavoro quando il display del cellulare si illumina per un numero nascosto. «Dall’altra parte si è palesato un sedicente appuntato Morini», racconta l’uomo. «Sapeva perfettamente chi fossi. Mi ha detto che dovevo recarmi con urgenza all’ufficio postale centrale per ritirare un plico importante a mio nome».
LA FINTA URGENZA
Il cinquantenne, impegnato con le mansioni lavorative, propone di passare il giovedì successivo, ma il finto militare incalza: «È una cosa urgente, la richiamo io appena stacca dal lavoro». È il primo tassello di una strategia volta a tenere le vittime sotto pressione. Mentre il primo nipote viene tenuto “sulla corda”, i malviventi passano al secondo obiettivo: il fratello. Anche a lui viene fatta balenare l’ombra di una sanzione amministrativa, una multa urgente che richiede una verifica immediata. Ma è qui che i truffatori commettono il primo errore: il fratello mangia la foglia e, intuendo la “bufala”, interrompe bruscamente la comunicazione. La banda però non demorde e punta al bersaglio considerato più fragile: lo zio di 82 anni. Qui la trama si fa torbida e spietata. Un finto maresciallo telefona all’anziano, spiegandogli che i suoi nipoti (citati ancora una volta per nome) sono stati fermati per una rapina di gioielli. «Dobbiamo venire a casa sua per un sopralluogo», annunciano i malviventi, «dobbiamo verificare se tra i suoi ori ci sia della refurtiva». L’anziano, nonostante l’età, non perde la lucidità. Dichiara subito di non possedere ori in casa, ma i truffatori giocano la carta del ricatto emotivo. Al telefono viene passato un giovane che simula la voce del nipote. Tra insulti e toni disperati, l’impostore lo chiama “nonno” (nonostante sia lo zio) e implora l’invio di denaro contante per evitare la detenzione: «Paga e mi lasciano uscire dal carcere!». Il sedicente maresciallo avverte l’anziano che in ogni caso sarebbero arrivati in tempi brevi per setacciare l’abitazione. Terminata la telefonata, lo zio si mette in contatto con il nipote reale. Ottenendo, qualora ce ne fosse bisogno, ulteriore conferma della falsità della narrazione. Scatta immediatamente la chiamata alla Questura. Da quel momento, Bobbiate diventa il centro di un’operazione di polizia. Mentre gli agenti iniziano a setacciare via Dezza, dove risiede l’anziano, il nipote riceve un’ultima chiamata dal “colonnello” alle 17.20: «Sto arrivando a casa sua per consegnare il plico».
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