L’INTERVISTA
Il senso della vita? «Lungo la Via Sacra»
L’arciprete del Sacro Monte dopo la chiusura del Giubileo: «Ben 185 pellegrinaggi»
Un’occasione perduta (come qualche esponente del clero, anche locale, ha detto esplicitamente riferendosi ai fedeli che non se ne sono lasciati toccare) oppure colta nella sua potenza salvifica, per usare un linguaggio ecclesiale? Poche “chiese giubilari” come il santuario del Sacro Monte possono fornire una risposta. All’indomani della chiusura del Giubileo, giriamo la domanda a monsignor Eros Monti, arciprete di Santa Maria del Monte.
Partiamo dai numeri, così inquadriamo subito il bilancio dell’anno giubilare varesino: quanti fedeli sono passati dal santuario mariano?
«Parliamo di 185 pellegrinaggi “dedicati” con oltre 16mila partecipanti, cifre che sommate a quelle di un anno normale portano il totale vicino al raddoppio. Non dicono tutto, lo sappiamo, ma in queste dimensioni così ragguardevoli forniscono indicazioni su un anno davvero speciale che, oltretutto, ha impegnato parecchio insieme a me anche don Carlo Garavaglia e don Cristian Fattore».
In media, un pellegrinaggio ogni due giorni. Santuario sempre pieno e chiese parrocchiali sempre più vuote, specialmente di giovani, anche nella zona pastorale varesina: come si spiega?
«Partiamo dagli studenti, dalla scuola dell’infanzia di Olgiate Olona all’Istituto Sacro Cuore di Gallarate, dalle Scuole Manfredini di Varese e Besozzo col top di presenze, oltre mille, alla materna Ponti di Biumo, all’Educandato di Roggiano e, fuori provincia, al Collegio S. Carlo di Milano. Tanti giovani, universitari compresi accanto a tanti adulti: perché? Perché al di là delle apparenze di una società squilibrata sulla sete di consumo, la domanda di senso della vita rimane forte. Se mostriamo un significato che non sia ovvio, banale, la gente ci sta e cerca di cambiare. Se c’è una cosa che il Giubileo ci ha insegnato è che la libertà dev’essere accesa».
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