TEMA CALDO
«La Primavera potrebbe riaprire a Madonna in Campagna»
L’incontro a Gallarate sul caso della Fondazione consorzio scuole materne. Il presidente Castoldi parla anche di valutazioni sull’aumento delle rette
I conti non tornano, le famiglie chiedono certezze («serve visione e un piano di azione»), l’Amministrazione rivendica una scelta di responsabilità («la Fondazione ha costi di gestione troppo alti che devono essere ottimizzati»). Il futuro della Fondazione Scuole Materne di Gallarate si gioca tutto qui, nel punto di equilibrio – ancora lontano – tra sostenibilità economica e tutela di un servizio educativo che oggi coinvolge oltre trecento bambini. Il confronto pubblico in sala consiliare di martedì sera – 3 febbraio – ha messo in fila numeri, responsabilità e fratture, facendo emergere una consapevolezza condivisa: il modello attuale non può più reggere senza cambiamenti strutturali. «Serve un piano con numeri e tempi precisi», afferma un papà da pubblico. «Le tempistiche per l’aumento delle rette verranno comunicate nel Consiglio comunale di lunedì 9 febbraio», replica il sindaco Andrea Cassani.
LA FONDAZIONE DEVE ESSERE PIÙ AUTONOMA
Il sindaco non si sottrae al confronto: «Non ci nascondiamo dietro alle scelte che abbiamo preso. Scelte fatte non per danneggiare, ma per efficientare». I numeri, snocciolati uno dopo l’altro, delineano il quadro. I bambini iscritti sono 303, a cui si aggiungono 40 delle sezioni primavera. Il costo del personale supera i 2 milioni di euro annui, mentre l’insieme delle rette porta in cassa circa 690mila euro. «Pantalone fino a un certo punto arriva, poi non va», sintetizza il primo cittadino, ammettendo che il messaggio forse non è arrivato con sufficiente chiarezza alla Fondazione. La direzione però è tracciata: senza ottimizzazione, le tariffe attuali non potranno essere mantenute. «Le scuole paritarie devono andare verso un percorso di maggiore autonomia. La Fondazione dovrà camminare di più con le proprie gambe».
ERRORI DI COMUNICAZIONI
Il presidente della Fondazione, Marco Castoldi, riconosce un passaggio critico: il Cda, afferma, «deve scusarsi per le problematiche legate alla comunicazione». Rivendica però un dato che considera centrale: il 2024 è stato il primo anno chiuso in attivo dopo una lunga stagione di bilanci in perdita. «Se in passato fossero state prese decisioni diverse, forse oggi non saremmo a questo punto». Castoldi chiarisce inoltre che le iscrizioni non dipendono da una sola figura: «Le iscrizioni non le prende il presidente, c’è un Cda che delibera e poi c’è chi ha il compito di rendere operative e dar seguito a quelle decisioni». Sul piano delle prospettive, uno spiraglio resta aperto: sul plesso di Madonna in Campagna potrebbe essere valutata la riattivazione della sezione primavera, ma solo con il via libera della maggioranza. Gli aumenti delle rette, invece, sono dati per inevitabili, seppur graduali. «Il nostro obiettivo è permettere ai bambini di completare il percorso che hanno intrapreso».
FAMIGLIE, CREPE E IL PASSAGGIO POLITICO
Il confronto si fa più teso quando la parola passa ai genitori. Una mamma racconta la propria esperienza: con due figli disabili ha scelto la Fondazione perché la scuola statale non garantiva il servizio pomeridiano. «Interrompere l’alleanza educativa costruita nel tempo non fa bene ai bambini». Altri chiedono certezze, programmazione, tempi chiari. Le critiche si concentrano soprattutto sulla comunicazione: aumenti annunciati tardi, dopo due open day, con una mail priva di firma e carta intestata. L’assessore all’Istruzione Claudia Mazzetti ribadisce che la qualità educativa della Fondazione non è in discussione, ma i costi devono essere governati. Anche sul personale emergono tensioni, con una docente che contesta apertamente il rapporto di un dipendente ogni cinque alunni, definendolo «una menzogna».
«MANCA UN PIANO»
Nel dibattito entra anche la voce del comitato genitori, che in una nota parla di errori ammessi nella gestione del Cda ma di una risposta ritenuta inadeguata: invece di un piano serio di rilancio, denunciano, si è scelto di aumentare le rette, «facendo pagare il conto direttamente ai genitori». Una scelta giudicata ingiusta, perché «gli asili sono un servizio educativo e sociale fondamentale, non un buco di bilancio da tappare sulle spalle delle famiglie». Senza un vero piano industriale, avvertono, gli aumenti rischiano di essere solo una toppa. «Non è stato comunicato per tempo l’aumento e le famiglie non hanno avuto il tempo di organizzarsi – ricorda un papà –. Una comunicazione arrivata dopo due open day in una mail senza firma e non su carta intestata, vi sembra corretto?».
IL CONSIGLIO COMUNALE
Intanto la partita si sposta anche sul piano politico. Per lunedì 9 febbraio è stato convocato il Consiglio comunale, chiamato a discutere la mozione presentata dalle forze di minoranza per affrontare il futuro della Fondazione. Nel documento si chiede di impegnare il sindaco ad aumentare in modo adeguato e coerente, entro la fine di febbraio 2026, il contributo comunale destinato alla Fondazione per i prossimi anni, lasciando spazio a eventuali modifiche migliorative. Un passaggio che potrebbe segnare un punto di svolta. Perché, al di là dei numeri, la vera sfida resta una sola: ricostruire fiducia, prima che l’incertezza diventi irreversibile.
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