LA CRONACA
La scuola che diventa bandiera
Varese School Cup: ecco il pezzo vincitore
Leonardo Gardelli, studente e giocatore dell’ITET VARESE “Daverio-Casula-Nervi”, ha ricevuto il Premio Prealpina per il miglior articolo di taglio giornalistico dedicato alla Varese School Cup. Ecco l’articolo ritenuto il migliore.
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Ci sono mattine in cui la sveglia ha un significato diverso. Sono le mattine in cui mi sveglio e al posto di indossare una semplice maglietta per andare a scuola mi infilo la canotta della squadra di basket. In quel gesto non c’è solo un cambio d’abito, ma una transizione di responsabilità.
Eppure, mentre stringo i lacci delle scarpe, mi rendo conto che il fine è lo stesso: dare voce e anima per il mio istituto. Per quanto piccolo possa essere penso che un popolo non debba essere definito per grandezza ma per appartenenza, e nessuno più di noi sembra un popolo su quelle tribune.
Entrare in campo con i colori del proprio istituto è un’esperienza fantastica, non sei un giocatore qualunque in una squadra qualunque, sei il riflesso di un tifo che ha i volti dei tuoi compagni e dei professori che pochi giorni prima ti interrogavano tra i banchi, parlando di cantieri e spianamenti, ma che ora sono lì, con lo sguardo di chi condivide la tua stessa ansia. Quando giochi senti il peso di una maglia che non è solo stoffa, ma è il simbolo di un'appartenenza che Varese, città che respira basket, eleva al massimo. L’adrenalina trasmessa dall’evento e dalla responsabilità che si ha addosso annullano tutta la fatica e il sacrificio necessario per giocare delle partite del genere.
Ma è guardando fuori dal rettangolo di gioco che capisco che cosa sia veramente la Varese School Cup. Sugli spalti, il tifo non è solo un ammasso di studenti. Riesco a vedere i giorni passati a preparare i cori, l’organizzazione di ogni bandiera, il peso dei tamburi, la vernice ancora fresca sugli striscioni. Riesco a vedere i mille allenamenti della dance crew, quelle sessioni estenuanti, ripetitive, passate a perfezionare ogni singolo movimento per ore in palestra, cercando una perfezione che fosse all'altezza del nostro nome. Riesco a vedere l’impegno della comunicazione, i ragazzi dietro gli schermi, le dita che corrono sui tasti per catturare un’emozione, perché nulla di ciò che stavamo costruendo andasse perduto. Come rappresentante, questa è la mia vittoria più grande: vedere la scuola trasformarsi da luogo di studio a "casa" comune, unita da un obiettivo che va ben oltre il risultato.
Quando le luci del palazzetto si spegneranno e l'eco dell'ultimo canestro svanirà, non rimarranno solo i trofei nella bacheca in presidenza. Rimarrà qualcosa di molto più prezioso: il ricordo indelebile di come il basket sia stato il collante di una scuola intera.
La Varese School Cup ci ha insegnato che la vera vittoria non è scritta solo sul tabellone, ma anche nel senso di appartenenza di chi, uscendo da scuola, si volta a guardare l'edificio non più come un obbligo, ma come una bandiera.
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