LA TESTIMONIANZA
«Lasa bùi» meglio di «Let them»
La saggezza popolare del dialetto. Le frasi in bosino del nonno fornaio battono i webinar dei mental coach
Regione Lombardia con la Treccani ha lanciato un’iniziativa per valorizzare il dialetto. I cittadini lombardi vengono spronati a contribuire fornendo parole e modi di dire in dialetto appunto. Dalla raccolta scaturiranno iniziative di divulgazione. Prendendo spunto da questo progetto e da una pagina dedicata dalla Prealpina alla storia della donna originaria dell’Ecuador che a Varese si è iscritta al corso di dialetto della Famiglia Bosina, ecco la testimonianza del nostro giornalista Pasquale Martinoli sulla saggezza del dialetto appresa da bambino dal nonno fornaio.
LA TESTIMONIANZA
Il discorso cade su uno dei libri che hanno venduto di più negli ultimi anni. “La teoria di lasciare andare. The let them theory” il titolo. Mel Robbins l’autrice. È un testo del filone motivazionale. Ribadisce in lungo e in largo il potere di distaccarsi, lasciare andare, da tutto ciò che limita, affligge, condiziona, riferito a persone. Con ironia osservo che mio nonno, fornaio di professione, aveva già... sfornato lo stesso concetto più di mezzo secolo fa con l’espressione in dialetto “lasa bui”, lascia bollire... Scatta un’ovazione alla tavolata. E un’amica osserva, per stare in tema, che oggi da psichiatra nei referti e nelle perizie indica burnout ciò che da bambina sentiva chiamare altrettanto efficacemente con “l’è sciupà”, è scoppiato.
Si apre un mondo sulla potenza del dialetto e sui modi di dire che traggono ispirazione dalla vita reale. Ho avuto la fortuna di sentirne tanti. . Da bambino non andavo all’asilo, stavo col nonno ai suoi forni del pane. A metà mattina, la pausa: andavamo a piedi nel centro del paese. Due tappe: la prima al Circolo dove il nonno prendeva il caffè (a volte però il bianchino), la seconda all’edicola per comprare fumetti, figurine e la Prealpina. E in quelle passeggiate, incontrando persone, ho attinto a quell’immenso patrimonio di saggezza popolare. I detti in dialetto sono affreschi.
Tornando alla tavolata da cui è partito tutto, l’impegno assunto è stato quello di ripescare dalla memoria le frasi in dialetto più suggestive, legandole alle situazioni in cui rammento o immagino di averle udite per la prima volta. Una, due, tre e siamo adesso a quasi 60 capitoli di questo viaggio a ritroso, coi calzoni corti di bambino. Il “dizionario del fornaio”, omaggio alla professione del nonno, è un modo personalissimo e non divulgato (non ancora perlomeno) di spigionare le emozioni di una lingua nata non sul territorio ma dal territorio. Sì perché i luoghi hanno un ruolo da protagonisti. “L’è tutt chì ul lach de Ghirla?”, tradotto “è tutto qui il lago di Ghirla’”, espressione usata per definire qualcosa che si immaginava più grande, più importante, di maggiore valore. Il lago di Ghirla, tanto bello quanto però contenuto, era diventato così lo specchio d’acqua di una domanda usata come massima. Mio nonno col suo dialetto già allora ne sapeva di più dei moderni influencer, dei guru 2.0, dei coach dell’anima. E se fosse qui, mentre sto scrivendo, mi direbbe “sara sü”, cioè basta, termina, va bene così.
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