IL MESSAGGIO
La lettera contro l’odio dopo i fatti di Modena
Missiva firmata da amministratori di seconda generazione trai quali la consigliera comunale varesina Yildiz: «Una comunità si difende unendosi e dimostrando responsabilità»
Una lettera aperta dopo i drammatici fatti di Modena. Una missiva firmata da numerosi rappresentanti delle istituzioni e amministratori locali di seconda generazione, contro l’odio e la strumentalizzazione. Sta circolando in queste ore e tra i firmatari ci sono anche Helin Yildiz, consigliera comunale di Varese e Sana El Gosairi, candidata consiglio comunale di Legnano.
«Una comunità si difende unendosi»
«Di fronte a una tragedia come quella di Modena - sottolinea Helin Yildiz -, il primo dovere della politica e delle istituzioni è stare accanto alle vittime, sostenere una comunità ferita e contribuire a ricostruire fiducia, non alimentare paura e divisioni. La sicurezza è un tema serio e riguarda tutti: proprio per questo va affrontata con responsabilità, prevenzione, presidio del territorio e politiche pubbliche efficaci, non con slogan o generalizzazioni che rischiano solo di aumentare tensioni e odio. Fa riflettere che, mentre qualcuno ha subito trasformato questa tragedia in una polemica contro le seconde generazioni e gli stranieri, tra le persone che hanno fermato l’aggressore ci fossero anche cittadini non italiani: è la dimostrazione che una comunità si difende unendosi, non cercando capri espiatori. Da amministratrice locale sento ancora di più la responsabilità di tenere insieme sicurezza, coesione sociale e senso di comunità. È nei momenti più difficili che le istituzioni devono abbassare i toni e alzare il livello della responsabilità».
LA LETTERA
Abbiamo seguito con silenzio, rispetto e profonda preoccupazione quanto accaduto a Modena, dopo il violentissimo atto di Salim El Koudri che ha terrorizzato una comunità intera e colpito persone che stavano semplicemente passeggiando in un normale pomeriggio di maggio. Otto persone sono rimaste ferite. Quattro in modo gravissimo. Alcune hanno subito amputazioni. Altre, in queste ore, lottano per la vita. Questo viene prima di tutto. La nostra vicinanza va alle vittime, alle loro famiglie, alle persone che porteranno addosso per sempre le ferite visibili e invisibili di questa tragedia. Ringraziamo le Forze dell’ordine, il personale sanitario, le istituzioni cittadine e regionali, il Presidente della Repubblica e la Presidente del Consiglio, che hanno testimoniato la vicinanza delle istituzioni repubblicane alla città di Modena. Ringraziamo anche i cittadini che, mettendo a rischio la propria incolumità, hanno contribuito a fermare il responsabile, evitando conseguenze ancora più drammatiche. In quei gesti c’è il senso più concreto di una comunità che reagisce e si protegge.
Quanto accaduto è gravissimo. Chi ha colpito dovrà rispondere davanti alla giustizia. Occorre piena luce, piena verità, piena responsabilità. Proprio per questo, davanti a un fatto così grave, le parole pubbliche dovrebbero essere all’altezza. E invece, pochi minuti dopo l’accaduto, ancora prima che emergessero elementi di contesto, una parte della politica e dell’informazione ha scelto un’altra strada: trasformare una tragedia in un’occasione di propaganda. Abbiamo letto e ascoltato parole come “criminale di seconda generazione” “revocare la cittadinanza”, “ci portano la guerra in casa”, “l’integrazione è un fallimento”. Abbiamo visto quotidiani di destra uscire con titoli che avevano come unica intenzione quella di colpire: “la seconda degenerazione”, “l’attentato del nuovo italiano”.
Questa non è sicurezza. Non è giustizia. Non è responsabilità. È la scelta di usare un fatto gravissimo per alimentare paura, sospetto e odio contro intere comunità, contro una generazione, contro persone che vivono, studiano, lavorano, amministrano e partecipano alla vita democratica di questo Paese. Il dramma di Modena, per quanto emerso e come confermato anche dal Ministro dell’Interno, si colloca dentro il tema del disagio psichiatrico. Questo non attenua in alcun modo la gravità dei fatti, né il dolore delle vittime. Al contrario, chiama la politica e le istituzioni a una responsabilità più seria: affrontare il tema della salute mentale, dell’accesso ai servizi, della prevenzione, della presa in carico delle fragilità. Su questo non esistono scorciatoie etniche. Non si può distinguere il disagio sulla base dell’origine, della fede o del cognome. Si può solo decidere se essere all’altezza del problema con politiche pubbliche adeguate, oppure se usare la paura per evitare le domande reali. Noi scegliamo la responsabilità.
Sentiamo il dovere di prendere parola perché, ancora una volta, il dibattito pubblico si consuma sulle nostre vite senza ascoltare le nostre voci. C’è una narrazione che seleziona chi commette reati in base all’origine. Che rende invisibile chi la violenza la subisce. Che tace nomi, storie, presenze, responsabilità positive. Che non vede mai la foresta che cresce, ma si concentra solo sull’albero che cade. Noi siamo quella foresta. Siamo donne e uomini, figlie e figli di migrazioni iniziate in questo Paese quarant’anni fa. Alcuni di noi sono nati qui, altri sono arrivati da bambini, altri hanno vissuto percorsi di ricongiungimento familiare, altri ancora storie di migrazione più recente o di protezione. Le nostre famiglie hanno lavorato, pagato affitti e mutui, cresciuto figli, attraversato scuole, quartieri, fabbriche, università, associazioni, luoghi di culto, istituzioni. Molti di noi hanno responsabilità pubbliche, politiche, civiche, educative, sociali. Da molto prima che qualcuno iniziasse a descrivere la partecipazione di persone con background migratorio come un’invasione, noi eravamo già qui: nei consigli comunali, nelle scuole, nei servizi, nel volontariato, nei luoghi della rappresentanza democratica.
Tra noi ci sono persone cattoliche, musulmane, di altre fedi e persone che non professano alcuna religione. Ci riconosciamo nella Costituzione, nella Repubblica, nella libertà, nella laicità, nell’uguaglianza davanti alla legge. Continueremo sempre a operare nelle istituzioni e nella società con responsabilità, nell’interesse di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, come ci insegnano le madri e i padri costituenti. Il 2 giugno saremo nelle piazze da italiane e italiani, per celebrare la Repubblica, la democrazia, la libertà e gli ottant’anni dal suffragio universale. Lo faremo con la consapevolezza che questo è il nostro Paese: qui siamo cresciuti, qui viviamo, qui lavoriamo, qui crescono i nostri figli. Crediamo in un’Italia plurale, democratica, giusta. Crediamo in un’Italia capace di somigliare alla grande piazza di Modena: una comunità che, anche nelle ore più difficili, reagisce restando unita. Una città che non si lascia spezzare dalla paura. Un Paese che cerca verità, giustizia e cura, non odio.
E questo pensiero di speranza, in questo momento, lo dedichiamo anche a chi oggi lotta per la sua vita e a chi dovrà guarire le ferite dolorose, visibili e invisibili, di questa immane tragedia.
I firmatari
Ouidad Bakkali ( Deputata della Repubblica)
Marwa Mahmood ( Assessora comunale di Reggio Emilia)
Simohamed Kaabour (consigliere comunale di Genova)
Bernard Dika (sottosegretario alla presidenza della regione Toscana)
Ali Draichi (consigliere comunale di Alba)
Raisa Labaran (consigliera comunale di Brescia)
Siid Negash (consigliere comunale di Bologna)
Detjon Bagaj ( consigliere comunale di Bologna)
Fabjola Kodra (consigliera di Vignola)
Victoria Oluboyo (consigliera comunale di Parma)
Senka Majda ( consigliera comunale Q3 Firenze)
Houda Hdily ( consigliera comunale Sassuolo)
Abdullah Badinjki (assessore comunale di Paullo)
Mohamed Hammouch (assessore comunale di Pieve di Soligo)
Helen Ghirmu (consigliera comunale di Rivarolo Canavese)
Iliana Joseph (Vice presidente del consiglio comunale di Settimo Torinese )
Youness Jonathan Farahat - (Consigliere Comunale di Alessandria)
Abdullahi Ahmed
(Consigliere comunale di Torino)
Klaudia Kumaraku (consigliera a Carpi)
Amir Atrous Responsabile immigrazione Milano Forza Italia
Zakaria Rouimi - Infermiere e candidati al consiglio comunale di Legnano
Hilda Ramírez - (Consigliera Comunale - Comune di Grassobbio)
Fatima Zahra Dahir (Assessora Comune di Siziano)
Anouar Oulaika (consigliere a Maranello)
Sana El Gosairi (candidata consiglio comunale di Legnano)
Hiba Alif (Assessora Comune di Ravenna)
Nouhaila Benachir (consigliera comunale - comune di Conselice)
Othmane Yassine (consigliere comunale di Fermignano)
Atif Nazir (Consigliere Comunale di Suzzara)
Veronica Atsigobe (vicepresidente consiglio di Verona)
Bassiratou Nonni (consigliere comunale di Vobarno)
Marwa Malik (consigliera comunale a Gonzaga)
Helin Yildiz (consigliera comunale di Varese)
Wissam El Aissaoui (Consigliere comunale di Poviglio)
Associazioni o membri di organizzazioni:
Alba Lala - presidente CoNNGI
Ilinca Daniela Ioniță- Presidente Movimento Italiani Senza Cittadinanza
Basma Aissa - Pedagogista e membro IDEM Network
Mohamed El Khaddar Impiegato pubblico e referente IDEM Network Toscana
Ireneo Spencer Architetto e referente IDEM Network Lazio.
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