PAROLE
Lo slang degli adolescenti e le insidie per la lingua italiana
Il presidente dell’Accademia della Crsuca ospite a Varese in occasione delle premiazioni del concorso letterario Ceresio in Giallo
Domenica 24 maggio, le Ville Ponti di Varese hanno ospitato la cerimonia di premiazione del concorso letterario Ceresio in Giallo. Un evento che, a margine, si è trasformato in un’importante occasione di riflessione sullo stato di salute della nostra lingua, grazie alla presenza dell’ospite d’onore Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca.
Al centro del dibattito è tornato il linguaggio dei ragazzi, un tema su cui La Prealpina aveva già dedicato un ampio approfondimento la scorsa estate, analizzando l’evoluzione del lessico giovanile.
Cringe
L’occasione è servita anche a fare chiarezza su un tormentone recente: la parola cringe (traducibile con “imbarazzo”). Tempo fa era infatti circolata la voce di un suo inserimento ufficiale nel dizionario da parte della Crusca. «L’Accademia della Crusca non inserisce d’ufficio nulla nel lessico», ha precisato D’Achille. «È vero però che cringe è forse il termine del linguaggio giovanile meno conosciuto dagli adulti. I ragazzi hanno da sempre la necessità di trovare parole che li isolino e li distinguano dal mondo dei grandi. Ma non c’è da allarmarsi: non costituiscono una minaccia per l’italiano, anche perché, quando la giovinezza passa, gran parte di questo lessico viene semplicemente abbandonato».
Sempre meno lettori
Se lo slang degli adolescenti non deve preoccupare, non mancano insidie che minano la salute della nostra lingua. Secondo il presidente della Crusca: «I rischi reali sono il calo costante del numero dei lettori, una scrittura in rete che spesso non viene né riletta né regolata, la perdita di contatto con la lingua della tradizione e il progressivo impoverimento del lessico. A questo si aggiunge il fatto che l’italiano sta cedendo troppo spazio all’inglese: pensiamo ai progetti di ricerca universitaria che ormai devono essere scritti solo in lingua anglosassone o al continuo aumento di corsi di laurea esclusivamente in inglese. Purtroppo, la politica dedica pochissima attenzione alla lingua italiana, che ha una rilevanza storica straordinaria e a cui andrebbe data molta più cura».
Intelligenza artificiale
Ma attenzione: «Diverso è il caso dell’intelligenza artificiale, che rappresenta in parte una minaccia. Di fatto, la sua lingua di riferimento è l’inglese e il rischio concreto è quello di trovarci a usare un italiano modellato sulle strutture sintattiche anglosassoni, perdendo moltissimo in espressività. La lingua ha bisogno di un contatto diretto con il mondo e con la realtà: un legame profondo che è fatto, prima di tutto, di mente e di cuore».
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