ARRESTATO
Madre prigioniera del pusher per due giorni
Piomba in casa con mezzo chilo di eroina. Paura per il bambino
Prigioniera di un pusher per due giorni, segregata insieme al figlio di nove anni nel loro appartamento con mezzo chilo di eroina infilata nel cassettone della tapparella e il terrore che il tunisino le tagliasse la gola. Non è una storia chiarissima quella su cui stanno lavorando i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Federica Recanello.
Il maghrebino è stato arrestato per detenzione di stupefacenti, ma all’interrogatorio davanti al gip Stefano Colombo ha respinto le accuse. «La droga non è mia, è di un albanese», è la linea difensiva impostata dagli avvocati Stefania Gennaro e Antonio Paglia. Non un albanese qualsiasi, bensì dell’uomo che stava nella casa della quarantenne quando l’indagato ci è entrato con l’inganno.
In fuga dopo il blitz
Dalla denuncia che la donna ha sporto i fatti sarebbero andati così: venerdì scorso le aveva fatto visita il cugino del compagno, un albanese che si era intrattenuto con lei e il bambino per due chiacchiere. Dopo una mezz’ora al campanello suonò un tunisino, presentandosi come zio del figlio. Dopo una discussione lampo con quell’altro, accompagnato fuori con decisione, il trentasettenne avrebbe fatto rientro nell’appartamento per non andarsene più via. «Sono scappato da una retata dai boschi di Caronno Pertusella, mi devi tenere nascosto», avrebbe intimato alla saronnese senza dover specificare che in caso di rifiuto l’avrebbe pagata. Gli atteggiamenti minacciosi erano fin troppo espliciti. Detto ciò l’uomo si sarebbe messo a trafficare per stipare l’eroina sopra la finestra e da quel momento in poi la quarantenne non avrebbe più potuto rispondere al telefono, comunicare con amici e parenti, oltrepassare la porta d’ingresso.
Non avendo sue notizie da troppo tempo, il padre le avrebbe fatto visita ma dopo aver bussato fragorosamente se ne sarebbe andato via preoccupato. La figlia e il nipote erano all’interno dell’alloggio muti e immobili: il tunisino mimava il taglio della testa in caso avessero fiatato. Domenica, approfittando di un attimo di distrazione, la donna sarebbe riuscita a contattare un amico camionista attraverso Messenger chiedendogli di avvertire i carabinieri. Arrivata la pattuglia, da quelle mura arrivava solo un silenzio tombale, così i militari hanno coinvolto i vigili del fuoco: a colpi di accetta la porta è stata abbattuta, la saronnese era lì in piedi, pallida, ammutolita. «Chi c’è in casa?» ma lei chiusa nel silenzio. Parlavano solo i suoi occhi, che continuavano a osservare il cassone della tapparella. Gli operanti hanno capito e dopo aver affidato il bambino a un brigadiere e portato via la donna, hanno iniziato a perquisire tutte le stanze trovando il tunisino e l’eroina.
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