L’INTERVISTA
Marco Reguzzoni e i voti (perduti) della Lega
È stato uno dei personaggi più vicini a Umberto Bossi. «Diceva spesso: “Noi non siamo al centro, non siamo né a destra né a sinistra, siamo sopra”»
Il bustocco Marco Reguzzoni è stato uno dei personaggi più vicini a Umberto Bossi e ora analizza il futuro politico della Lega che, perdendo il contatto con il territorio e soffrendo il confronto con Roberto Vannacci, rischia di essere schiacciata. La via d’uscita? Provare a tornare all’origine. Tutto dipende da Matteo Salvini.
Marco Reguzzoni, presidente di Volandia, presidente della Provincia di Varese e capogruppo alla Camera per la Lega, enfant prodige, delfino di Bossi: l’hanno chiamata in tanti modi. Nel 2024 è stato candidato alle Europee per Forza Italia. Un suo recente articolo su Mega, il giornale dei Repubblicani, ha riproposto il tema dei voti della Lega. Dove sono andati a finire dal 1996 ad oggi?
«Lombardia e Veneto hanno perso all'incirca tre milioni e mezzo di voti della Lega. Che cosa è successo? Nel 1996 la Lega si presentava da sola contro tutti e questo ha pagato. Poi ha tenuto fino al 2010, le ultime elezioni in cui Bossi era segretario. Il resto lo conoscete: l’astensionismo è cresciuto e la Lega ha avuto un calo significativo».
Questo perché...
«Perché la Lega interpretava un bisogno politico, che era ed è quello del Nord. Badate bene, il mio non è un giudizio sull'attuale dirigenza. Ma è evidente che la Lega dava a questo territorio delle risposte che oggi non dà più. La gente non si sente più rappresentata e quindi esercita il suo diritto di non andare a votare o di votare altri».
Come si può invertire la tendenza? Ovvero, come si può intercettare il malumore del Nord con risposte concrete?
«Per rispondere a questa domanda bisogna capire perché la Lega interpretava questo bisogno e ora non lo fa più. Secondo me, per fare un'analisi che sia seria, al di fuori delle coloriture che si leggono spesso sui giornali, ci sono tre dati importanti da considerare. Il primo: la Lega non era né di destra né di sinistra. Nasce e cresce alla fine del periodo della Guerra Fredda, esplode dopo la caduta del muro di Berlino, rappresentando l'antipolitica rispetto al tradizionale schieramento destra e sinistra. Quindi Bossi diceva spesso: "Noi non siamo al centro, non siamo né a destra né a sinistra, siamo sopra". Si pone come alternativa rispetto a tutto il resto della proposta politica».
L’intervista completa sulla Prealpina di giovedì 2 aprile in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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