IL CASO
Mottarone, parcheggi nel fango
Proteste nel fine settimana. Il problema coinvolge tre Comuni, due Province e un privato (la famiglia Borromeo)
“Paghiamo 10 euro di pedaggio per finire in parcheggi sterrati, pieni di buche e immersi nel fango fino alle caviglie”. Sono le proteste di alcuni turisti che nel weekend si sono recati al Mottarone per godere del primo tepore primaverile e per sciare nelle piste aperte ed innevate in questi giorni.
Il problema c’è da sempre e riguarda tre Comuni, due Province e un privato (la famiglia Borromeo che è proprietaria della strada che da Vezzo conduce in vetta e che costa 10 euro di pedaggio), che in condivisione hanno viabilità di accesso e posteggi al Mottarone. Non si pensa al problema finché non nevica, momento in cui vengono messi in funzione le piste e gli impianti di risalita di Kaleon, la società della famiglia Borromeo.
Quest’anno alto è stato il richiamo per tanti sciatori da Vco, Novara, Varese e Milano. La neve nei due parcheggi si sta ora sciogliendo e il risultato è un mare di fango come immortalato da alcuni turisti. «Oltre ai dieci euro dovremo pagarne altri 10 per un lavaggio dell’auto» hanno commentato alcuni turisti varesini. «In Svizzera ed in altre località c’è maggiore efficienza». Chi in vetta ha attività, ma anche chi sale per una giornata di sport, nei giorni scorsi era tornato a lamentarsi per il caos parcheggi. Il primo cittadino di Gignese Vincenzo Titone ha rivolto un appello ai colleghi di Stresa e Omegna e alla Provincia del Vco. «Dobbiamo trovarci per concordare con anticipo un piano di gestione del problema, condividendo agenti di polizia locale e provinciale, volontari di Aib e protezione civile, chiedendo supporto anche ai carabinieri» ha affermato Titone.
Anche Gignese ha le sue responsabilità. È di competenza del Comune di Gignese la strada che collega la provinciale al piazzale della funivia in vetta con buchi e gli avvallamenti, che da molti anni la rendono al limite della percorribilità. Anche se questa non è pedaggio. Solo pochi anni fa, dopo una serie di proteste, per chi sale da Stresa si è deciso a Gignese di porre dei cartelli che indicassero che, oltre a quella a pedaggio, esiste una provinciale che, pur più lunga di qualche chilometro, conduce alla vetta.
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