SUL PALCO
Nietzsche è in pista tra acrobati e funamboli
Circo Zarathustra. Il filosofo dopo undici anni di silenzio riprende la parola ma non viene ascoltato
Violante Placido ed Ennio Coltorti interpreti dal 6 al 10 maggio al Teatro Grassi di Milano di Circo Zarathustra. Nietzsche in pista, scritto e diretto da Leonardo Petrillo. Un lavoro che condensa il pensiero paradossale e a volte estremo e contraddittorio del filosofo ritenuto tra i più controversi della modernità, attingendo ai suoi scritti, incrociandoli, e facendo riprendere, in un’opera capace di sorprendere, la parola a Nietzsche dopo gli ultimi undici anni di vita trascorsi in silenzio, e dopo aver profetizzato la degenerazione della società occidentale. Riprende la parola, uomo tra gli uomini, per discutere di morale con il suo grande amore, Lou von Salomè, e il suo personaggio più famoso: Zarathustra, appunto.
Produzione del Teatro Biondo Palermo, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, lo spettacolo vede sul palco interpreti anche Lucia Brusadin, Salvo Cirrincione, Lorenzo Covello e Giuseppe Muscarello, quest’ultimo che cura anche le coreografie, su scene di Carlo De Marino, costumi di Dora Argento, musiche di Mariano Bellopede e luci di Cesare Accetta.
Nella personale lettura di Petrillo, Zarathustra, il profeta che ha la piena consapevolezza che “Dio è morto”, si assume il compito di annunciare al mondo la propria visione; ma, nel momento in cui inizia a raccontare, non viene ascoltato, perché nel frattempo è in corso uno spettacolo circense. Ci sono dunque attori, funamboli, clown e acrobati che circondano così il filosofo, ideatore del pensiero dell’eterno ritorno, apparso per condividere le sue profezie anche con chi fatica a sostenere quel meraviglioso caos interiore, capace di «generare una stella danzante». E sceso tra di noi sotto il tendone di un circo per farlo. Lo stesso Petrillo, in un’intervista di presentazione dello spettacolo, ha motivato l’ambientazione nel circo perché questo è la vita e lì Nietzsche incontra la gente, nella gioia di vivere e di scegliere i momenti che permettono di andare oltre se stessi per migliorarsi. Non un Superuomo, non una sorta di “superman”, aggiungeva il regista e autore dello spettacolo, ma un «Oltreuomo». Partendo dall’idea da cui è partito lo spettacolo, quella dell’Eterno ritorno, appunto, che, spiegava Petrillo, viene vissuto tutte le sere da chi fa teatro. nella paura, nell’angoscia che precede il momento dell’entrare in scena, ma anche sentendo quel «calore che ti invade» al pensiero che quella sul palco possa essere una vita da rivivere in eterno.
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