L’INTERVISTA
«Rimasi 5 minuti senza scattare»
Il fotoreporter varesino Giorgio Lotti incontrò Brigitte Bardot a Cortina
VARESE - Era il 14 dicembre 1957 quando il fotografo varesino Giorgio Lotti, vent’anni appena, si trovò davanti a Brigitte Bardot(l’attrice francese è scomparsa domenica 28 dicembre, all’età di 91 anni) . Un incontro nato per lavoro — un servizio fotografico con intervista commissionato da un settimanale dell’epoca — e diventato, con il tempo, uno di quei momenti che restano impressi più nella memoria che negli archivi.
UNA BELLEZZA CHE TI SPOSTAVA
Ora, con la morte di Bardot, quello sguardo giovane e ancora ingenuo assume il valore di una testimonianza rara. «Quando la vidi arrivare a Cortina rimasi fermo», racconta Lotti. «Cinque minuti senza scattare. Continuavo solo a guardarla. Non mi era mai capitato». Bardot era all’inizio della carriera, non ancora la diva internazionale, ma la forza era già tutta lì: il volto, il corpo, soprattutto gli occhi. «Era una bellezza che ti colpiva fisicamente, quasi ti spostava».
ERA NATURALE, VERA
Il servizio si svolge tra passeggiate, attese, piccoli momenti di quotidianità. Non pose costruite, non artifici. Lotti la fotografa mentre gioca sul ghiaccio, improvvisando una partita di curling, divertita, concentrata, lontana da qualsiasi costruzione divistica. «Non recitava — dice — era naturale, vera». Poi il mercato, la piazza, la gente. «A un certo punto mi disse di accompagnarla a comprare delle cose. Si fermò davanti a un venditore e comprò delle castagne. Una scena normalissima, e proprio per questo bellissima». Anche in quei momenti informali l’obiettivo di Lotti resta discreto, mai invadente: sono scatti che raccontano una giovane donna prima del mito. Lotti insiste su un punto: Bardot alternava naturalezza e distanza, apertura e durezza.
UN CARATTERE TREMENDO
«Aveva un carattere tremendo. Tremendo davvero. Rispondeva male, aggrediva verbalmente, metteva alla prova. Però — ed è impossibile non dirlo — la sua bellezza compensava tutto. Era talmente bella che finivi per accettare anche quel carattere». Non c’è idealizzazione nel suo racconto. C’è semmai lucidità. «Era una donna fortissima, ma anche piena di frustrazione. Aveva già vissuto rapporti difficili, un matrimonio andato male. Era amata da tutti, riconosciuta ovunque, e questo non l’ha aiutata. Anzi».
QUELL’INCONTRO SEGRETO
A Cortina, però, regnava ancora un certo anonimato: «Lì non la fermava nessuno. Era giovane, non ancora esplosa. Poteva muoversi libera». Dopo quel servizio i due si rincontrano a Parigi. O meglio, si sfiorano di nuovo. «Mi disse: “Perché non vieni a fotografarmi a casa mia?”». Un invito che resta sospeso. «Non ci sono mai andato», chiarisce Lotti. «Quell’incontro parigino è top secret. E tale deve restare». Nessuna leggenda da alimentare, nessuna storia romanzata: solo il rispetto per un confine che lui ha sempre scelto di non oltrepassare. Oggi, dalla sua casa-studio a Varese, Lotti conserva ancora parte di quelle immagini.
OGGI SI SCATTA TROPPO
Le fotografie di Bardot arrivano dal suo archivio personale, un patrimonio costruito in decenni di lavoro che attraversa il Novecento e racconta il mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo. Nel suo obiettivo sono passati volti internazionali — da Andy Warhol a grandi protagonisti del cinema e della cultura europea — immagini spesso rimaste inedite, custodite con la consapevolezza del loro valore storico. Non semplici ritratti di una diva, ma frammenti di un’epoca in cui la fotografia era tempo, attesa, relazione. «Oggi si scatta troppo e si guarda poco», dice. «Allora era il contrario». La morte di Bardot chiude definitivamente una stagione del Novecento. Ma nelle fotografie di Giorgio Lotti resta intatto quell’urto iniziale: una donna di una bellezza quasi insopportabile, un carattere difficile, una presenza che non chiedeva permesso. «Tanto era bella», conclude, «tanto era complicata. Ed è per questo che, ancora oggi, non la si dimentica».
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