L’OPERAZIONE
Soldi a Mecca e mafiosi: smascherati i falsi poveri
La guardia di finanza ha bloccato 140mila euro di aiuti arrivati dallo Stato. Otto denunce
C’era una volta il reddito di cittadinanza, il suo posto è stato preso dall’assegno di inclusione: cambia il nome del sussidio ma non la fisionomia di chi lo percepisce con l’inganno. Nei giorni scorsi la guardia di finanza ha tirato le somme degli accertamenti svolti sull’erogazione e sono otto i percettori risultati privi dei requisiti. Il danno erariale è di 140mila euro, che per i contribuenti è più o meno quanto il costo annuo di un’auto blu.
CI PROVANO IN TANTI
Tra i furbetti smascherati dalle fiamme gialle c’è un parrucchiere particolarmente sfacciato. Perché non era di quelli che entrano nelle case con un borsone pieno di phon e spazzole per lavare i capelli nei lavabo della cucina. Lui era il titolare di un salone ma nell’autocertificazione con cui diciotto mesi prima aveva chiesto il contributo si era dimenticato di specificarlo. Poi c’è il panettiere: il forno in cui trascorre intere nottate lo paga in nero, quindi, disoccupato sulla carta, ha chiesto assistenza allo Stato. La banca dati in uso alla finanza ha segnalato un’anomalia: i movimenti sul conto corrente del fornaio indicavano una capacità di spesa superiore alla soglia (reddito familiare di 6.500 euro a cui si applicano vari coefficienti) oltre la quale decade il diritto di gravare sulle spalle pubbliche.
DEVOZIONE
L’assegno di inclusione, che non è mai inferiore a 480 euro l’anno, ha una finalità specifica: consentire alle fasce deboli – per età, condizioni di salute, opportunità occupazionali, nucleo familiare – di sopravvivere all’aggressione di bollette e di affitti. Ne fanno ricorso molti stranieri svantaggiati, ammassati in case popolari che cadono in pezzi. Ma se un cittadino marocchino può permettersi di pagare 13mila euro per il pellegrinaggio alla Mecca allora no, non ha bisogno del sostegno pubblico e le fiamme gialle gliel’hanno bloccato. Nei sei mesi di accertamenti svolti, i finanzieri guidati dal capitano Alberto Conte, si sono imbattuti anche in una rumena che pur non trovando un impiego riceveva bonifici di migliaia di euro e in un caso addirittura da 90mila euro in un’unica soluzione. Il sussidio le è stato revocato e ora sono in corso approfondimenti su quel giro di denaro.
ELEMOSINA ALLA MAFIA
Con le estorsioni e l’usura nessuno riesce più a campare, c’è sempre la Dda alle costole dei boss della criminalità organizzata che quindi devono arrangiarsi. La finanza ha scoperto che pure il capo di una cosca di peso percepiva, insieme alla consorte rumena, l’assegno di inclusione. Entrambi erano stati condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso ma fino a poco tempo fa nessuno se ne era accorto. La moglie inoltre ne percepiva addirittura due, grazie alla sua seconda identità a cui era abbinato un altro codice fiscale. Ora le toccherà sgobbare.
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