L’ITINERARIO
Tirolo, librarsi lungo il Sentiero dell’Aquila
Ventiquattro tappe, 330 chilometri e 22.000 metri di dislivello da fare anche a tappe
Percorrere l’Adlerweg, ovvero il Sentiero dell’Aquila, vuol dire andare in volo sul Tirolo e librarsi su un percorso che, disegnato sulla mappa, sembra disegnare proprio un’aquila, simbolo di forza, coraggio e dell’Austria. Attraversando il Nord del Tirolo nella sua interezza, si cammina lungo 24 tappe, 330 chilometri e 22.000 metri di dislivello ma, chiaramente, si possono compiere anche soltanto degli spezzoni o alcune tappe, scegliendo la zona est se si preferiscono pendii più dolci, oppure andando a ovest se si ama un ambiente maggiormente roccioso e tecnico, con difficoltà che raggiungono al massimo il grado per Escursionisti esperti. Di certo si resterà estasiati da vallate intervallate da panorami infiniti, da 33 laghetti e 60 tra rifugi e malghe, arrivando a sfiorare i 3.000 metri di quota e alternando un’ampia diversità di flora, fauna e culture. Le tappe sono collegate da rifugi belli, comodi e puliti, dov’è consigliabile prenotare con qualche mese di anticipo rispetto all’apertura del sentiero, che avviene quando si scioglie la neve invernale e, quindi, dalla seconda metà di giugno fino a inizio ottobre. Abbiamo percorso un paio di spezzoni delle tappe 8 e 9 dell’Adlerweg. La prima con partenza dalla Gramaialm, dove la mulattiera prima sale lievemente per poi inerpicarsi attraverso delle comode serpentine e, in poco più di due ore e 700 metri di dislivello, giungere al Lamsenjochhütte (1.953 metri). Il rifugio è vegliato tra le spettacolari pareti rocciose della Lamsenspitze, uno dei simboli del Karwendel, vale a dire uno dei sei comprensori montuosi da dove passa l’Adlerweg. A proposito di aquile, se si è fortunati, non è raro ammirarne qualcuna in volo, visto che questa zona è quella a più alta densità di aquile sulle Alpi, con la presenza media di due coppie ogni 100 chilometri quadrati. Male che vada ci si può consolare coi piatti del Lamsenjochhütte, un rifugio a conduzione quasi esclusivamente femminile che, tra l’altro, propone un Kaiserschmarrn, la “frittata dolce” di cui andava ghiotto l’Imperatore Francesco Giuseppe, con confettura di lamponi e uvetta da leccarsi i baffi. E dopo cena? Si chiacchiera, si ristudia il percorso del giorno seguente e si gioca a carte. Vietato il telefonino, se non per puntare la sveglia, magari per godersi un’alba da ricordare. Il giorno dopo, si riparte. La tappa 9 porta prima al di sotto della Lamsenspitze, fino a giungere al valico Westliches Lamsenjoch (1.940 metri), contorniato da vette dove si sono formati alcuni tra i più grandi alpinisti al mondo. Dall’altra parte del passo inizia la discesa verso Binsalpe e Eng. Presto il sentiero si trasforma in una mulattiera, raggiungendo il villaggio delle malghe di Eng (1.270 metri), dove si è accolti dallo scampanio delel mucche al pascolo tra le tradizionali baite e da migliaia di aceri secolari. Su 240 ettari del fondovalle si trovano infatti ben 2.300 aceri, i più antichi dei quali contano già circa 700 anelli annuali. Da dove arrivano? E perché sono giunti fino a noi quando, spesso, le piante a valle lasciano il posto ai prati dei pascoli? Innanzitutto il merito è della natura e del torrente Rissbach che, per secoli, ha inondato i prati, creando un sottosuolo sabbioso e sterile, ossia un substrato ideale per la crescita degli aceri. Poi, nel XVII secolo, durante la Guerra dei Trent’anni, alcuni giovani aceri di Eng riuscirono a germogliare perché, forse per paura di saccheggi o carestie, il bestiame non veniva più condotto qui. Risultato: le piantine non venivano più pascolate e hanno potuto crescere fino a diventare gli alberi nodosi che incantano oggi, dando vita al monumento naturale del Großer Ahornboden, dove la natura è palcoscenico e spettacolo allo stesso tempo.
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