INDAGINI IN CORSO
«Vorrei morire pescando»: il destino in una profezia
Cesare Rocco trovato morto sul greto del torrente Tinella. La testimonianza dell’amico: «Era il suo luogo preferito. Ci andava sempre da solo»
«Se dovessi morire, mi piacerebbe che avvenisse mentre sto pescando sul Tinella». Era una frase che Cesare Rocco, 81 anni, di Varese era solito ripetere a un amico anche lui pescatore. E il destino ha voluto che così fosse. Martedì sera – 10 marzo –, prima delle nove, i vigili del fuoco del nucleo Saf (Speleo Alpino Fluviale) sono intervenuti in località Ponte del Diavolo, in via Oltrona a Barasso, per recuperare il suo corpo esanime, chiamati dai famigliari preoccupati perché non lo vedevano rientrare. Sono riusciti a recuperare il corpo grazie all’ausilio di una autopompa e di una fune di derivazione alpinistica.
LE CAUSE DEL DECESSO
Sono ancora in corso gli accertamenti dei carabinieri di Gavirate per stabilire le cause del decesso, che possono essere naturali o accidentali. L’ipotesi più accreditata è quella di un malore, ma non si può escludere neppure un incidente, come una caduta o una scivolata fatale nel corso d’acqua. Nessun segno di aggressione o violenza. La salma ora è a disposizione dell’autorità giudiziaria che deciderà se procedere con l’autopsia. Suonano, dunque, profetiche le parole che Cesare ripeteva con convinzione. La pesca era la sua vita: «Gli dicevo spesso che il Tinella è diventato pericoloso – continua l’amico –. In particolare dove le rocce sono franate. Ma non mi ascoltava. Il corso d’acqua in quel punto rappresentava il suo luogo preferito. Ci andava sempre da solo perché le trote sono furbe: basta che vedano un’ombra sospetta e subito si nascondono sotto le rocce e non escono a mangiare».
L’articolo completo sulla Prealpina di giovedì 12 marzo in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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