ARTE
Perché la pittura è femmina

Era l’estate torrida del 1624 e nelle stanze di un palazzo barocco di Palermo avvenne l’incontro tra il 20enne Antoon Van Dyck, futuro pittore alla corte spagnola, e la 90enne pioniera dell’arte rinascimentale declinata al femminile, Sofonisba Anguissola. L’artista fiammingo la descrive come una donna minuta ed elegante, ancora fiera e prontissima per «memoria e cervello», nonostante i problemi alla vista che l’obbligavano a «mettere il naso sopra i quadri e le carte» per riconoscere i dettagli, sempre però «pigliandone gran piacere». E quando il giovane iniziò a schizzarne il ritratto su un foglio, lei ironizzò chiedendo «di non pigliare il lume troppo alto, acciocché le ombre delle rughe non diventassero troppo grandi». Da quell’incontro nacque un ritratto, ora esposto a Palazzo Reale a Milano alla mostra Le Signore dell’Arte (fino al 25 luglio, catalogo Skira). Curata da Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié, l’esposizione è dedicata alle artiste vissute tra il XVI e il XVII secolo, spesso all’ombra di padri, mariti o maestri, ma mai ancelle o epigoni. Artiste di talento, pur nelle difficoltà di essere considerate in una società in cui il mestiere dell’arte era prerogativa maschile. Capaci di affrontare ogni genere pittorico e di spaziare in diversificati percorsi umani e stilistici, sempre con particolare sensibilità e inedito guizzo creativo, moderne e lontane dagli stereotipi. Ammirata e protetta da Michelangelo, che le lanciava sfide a colpi di disegni, Sofonisba fu incoraggiata dal padre e riuscì a farsi strada come ritrattista, tanto da divenire pittrice di corte per Filippo II di Spagna. In mostra sono esposti la celebre Partita a scacchi, emblema del tardo Rinascimento cortese, e una pala dall’iconografia antica, la Madonna dell’Itria, recentemente ritrovata e fondamentale per ricostruire il periodo siciliano dell’artista originaria di Cremona. Come Sofonisba, anche Giovanna Garzoni fu artista di corte, autrice di straordinarie nature morte e ritratti, protetta dal viceré di Napoli e desiderata da Cristina di Francia che da Torino chiedeva al suo ambasciatore a Roma di assisterla, in attesa di averla presso di sé. La maggior parte delle oltre trenta artiste protagoniste della mostra sono figlie d’arte. Da Marietta Robusti, detta Tintoretta perché figlia del Tintoretto, alla cremonese Maddalena Natali, primogenita di Giovan Battista, pittore e scenografo che la condusse a Roma per fare esperienza. Si formarono nella bottega paterna anche Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani e Fede Galizia, figlia del miniaturista trentino Nunzio Galizia, autrice di nature morte che anticipano la Canestra di Caravaggio e di un ipnotico ritratto di Paolo Morigia conservato alla Pinacoteca Ambrosiana. Alcune di loro furono frequentarono le Accademie, come Anna Maria Vaiani, Virginia Vezzi e Maddalena Corvina. Altre si formarono nei conventi. Vasari cita la carmelitana Antonia Doni, “che sapeva disegnare”, e la domenicana Plautilla Nelli, «monaca et oggi priora nel monasterio di S. Caterina da Siena in Fiorenza». Formatasi da autodidatta come miniaturista, Plautilla realizza unL’Ultima Cena lunga quasi sette metri, sfidando con le sue pennellate possenti e la sensibilità per i “moti dell’animo” le convenzioni che riservavano il tema ai pittori all’apice della propria carriera, come prova della loro maestria. Una formazione più solida fu invece possibile per due monache pittrici del XVII secolo, Orsola Caccia, figlia del pittore Guglielmo, e Lucrina Fetti, sorella di Domenico, protetta dai Gonzaga. Le loro storie si snodano nelle sale, insieme ad altre, affascinanti e poco note, che la mostra ha il merito di fare uscire dall’oblio: donne autrici di miniature, incisioni e ricami, tra cui spicca quello meraviglioso a punto raso senza rovescio, una maniera inventata da Caterina Cantoni che a Milano, nella seconda metà del Cinquecento, si era conquistata la fama di somma ricamatrice. Icona dell’esposizione è Artemisia Gentileschi, artista e imprenditrice, emblema di consapevolezza e ribellione al confinamento riservato alle donne.
Tra i nomi in mostra Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Giovanna Garzoni
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