ACCADDE NEL 1974
«NO, non lo voglio più». Un divorzio con il passato
Il primo referendum abrogativo della Repubblica: uno scontro politico e civile
Votare “No” se si vuole il divorzio, votare “Sì” se lo si vuole eliminare. Il primo referendum abrogativo della Repubblica - 12 e 13 maggio 1974 - portò con sé il timore che i votanti potessero confondersi. Era tutta qui la paura della Democrazia cristiana che aveva proposto l’abolizione della legge Fortuna-Baslini, con la quale, dal 1970, alla separazione era stato affiancato l’istituto del divorzio. Una norma partorita dopo la più lunga seduta parlamentare e che in tutti i centodieci Paesi europei mancava solo in Italia e Spagna. Legge in netta opposizione con i cattolici, che ricorsero per la prima volta allo strumento Costituzionale del referendum abrogativo. Gli esponenti della Dc, capitanati da Amintore Fanfani, convinti di avere la maggioranza, in pochi mesi raccolsero 1 milione e 370mila firme per cancellare la legge. A loro si unirono la Chiesa e il Movimento Sociale di Giorgio Almirante, che, però, aveva divorziato in Brasile dalla prima moglie per risposarsi. Contro l’abolizione, tutti gli altri. Fu una campagna proiettata sui media. Del referendum sul divorzio si parlò nel primo dibattito televisivo tra due donne: Nilde Iotti (Pci) e Franca Falcucci (Dc). E fu un’altra donna, Brunella Tocci, ad annunciare i risultati attraverso lo schermo televisivo. A differenza di quanto accade oggi, nessuno si preoccupò del quorum: votò quasi l’88% degli aventi diritto. In tutta Italia 59,26% “No” e 40,74% “Sì”, percentuali perfettamente sovrapponibili a quelle varesine. Nel 1974 non trionfò l’Italia laica contro quella cattolica, tantomeno quella di sinistra contro quella di destra. Trionfò l’Italia che aveva sfruttato uno strumento democratico per mettere un punto a una battaglia civile. Il risultato fu talmente significativo che negli anni a venire la data del 12 maggio venne celebrata con manifestazioni. Si ricorda quella - non autorizzata - del 1977, quando a Roma venne uccisa la 18enne Giorgiana Masi. La sua morte resta tutt’oggi un giallo che racchiude il clima di guerra civile di quegli anni, dove forse solo le urne riuscivano a mettere ordine democratico.
La quarta puntata dell’inchiesta “Voto perduto” sulla Prealpina di sabato 31 gennaio in edicola e disponibile anche in edizione digitale
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