ROMA
Pupi Avati, L'orto americano film gotico e d'amore
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(ANSA) - ROMA, 26 FEB - "Aver fatto questo film in bianco e
nero lo devo a mio fratello Antonio, vale a dire cinema con la C
maiuscola con riferimenti ad Alfred Hitchcock, ma anche al
neorealismo italiano di Rossellini e De Sica". Così Pupi Avati
con grande entusiasmo parla de L'orto americano, suo 55/o film,
già all'81/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di
Venezia e ora in sala dal 6 marzo con 01.
"Un film classico per certi versi, ma anche un mio ritorno all'
horror, un genere che ha fatto grande il cinema italiano, penso
ai film di Dario Argento e Mario Bava. Oggi non è più così,
Sorrentino fa i film 'alla Sorrentino' e Amelio fa la stessa
cosa, i 'film all'Amelio', non si fa più il 'genere'".
Con 'L'orto americano' siamo nell'immediato dopoguerra a
Bologna, ai tempi della Liberazione. Per un giovane aspirante
scrittore (Filippo Scotti), cinque romanzi non ancora
pubblicati, è colpo di fulmine per Barbara, una bellissima nurse
dell'esercito americano. L'anno dopo lo scrittore va nel Mid
West americano cercando di raggiungerla e si ritrova ad abitare
in una casa contigua a quella della sua amata, separata solo da
un orto.
Lì vive l'anziana madre (Rita Tushingam), disperata per la
scomparsa della figlia che non ha dato più notizie di sé dalla
conclusione del conflitto.
Inizia così da parte di Filippo una grande avventura, quando
scopre nell'orto 'americano', in un contenitore di vetro, dei
resti umani femminili che potrebbero far riferimento a un
pericoloso serial killer. Da qui una ricerca che gli farà vivere
una situazione terrificante fino a una conclusione in Italia del
tutto inattesa. (ANSA).
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