IN TRIBUNALE
«Stuprò l’ex fidanzata»: condannato a sei anni
«Mi ha costretta ad avere un rapporto. E poi mi ha detto: ringrazia che non ti ho messo incinta», ha raccontato la donna

«Mi ha spinta sul divano e mi ha costretta ad avere un rapporto. Era sopra di me, non potevo spostarlo. E dopo mi ha pure detto “Ringrazia che non ti ho messo incinta!”». Il racconto della giovane donna, lo scorso giugno nell’aula del Tribunale di Varese, è stato ritenuto credibile dai giudici del collegio, che nei giorni scorsi hanno condannato il suo ex fidanzato a sei anni di reclusione, il minimo della pena per il reato di violenza sessuale. Un’accusa che l’uomo, 42 anni, ha sempre respinto, negando di aver mai violentato la ragazza con cui aveva avuto una breve relazione nel 2020. Ragazza che, costituita parte civile con l’avvocato Giacomo Mastrorosa, ha ottenuto un risarcimento danni di 15.000 euro. L’imputato rischiava una pena ancora più pesante, poiché la Procura gli aveva contestato anche lo stalking. Ma alla fine l’ipotesi di atti persecutori è caduta dopo che l’ex compagna, nella speranza di far cessare le condotte vessatorie, ha deciso di ritirare la querela. Da qui la sentenza di non doversi procedere per questo capo di imputazione.
I fatti al centro del processo risalgono al periodo tra settembre 2020 e marzo 2021. I due protagonisti della vicenda risiedono in un paese del nord della provincia. Tutto nasce dalla decisione di lei di porre fine alla storia. Ma lui non ne vuole sapere: è ancora innamorato e la tempesta di telefonate ed email, le riempie la cassetta della posta, il cancello e l’auto di lettere e mazzi di fiori. La segue fino al lavoro. E per convincerla a ripensarci arriva addirittura ad affittare un camion vela, con immagini di coppie felici e messaggi d’amore, che resta parcheggiato davanti a casa della giovane per un paio di giorni. Insomma, secondo l’accusa, ce n’è abbastanza per far vivere la ragazza in un costante stato d’ansia e di paura, tanto da costringerla a modificare le proprie abitudini, cambiare numero di telefono e indirizzo di posta elettronica, staccare il citofono e non frequentare più i soliti amici per timore di incontrarlo ancora. E in più di un’occasione lui si sarebbe introdotto in casa della ex contro la sua volontà. Nell’ottobre di cinque anni fa, per esempio, approfittando del cancello automatico aperto, sarebbe entrato nell’appartamento di lei per stuprarla. Obiettivo raggiunto «con violenza e minaccia». Una ricostruzione smentita dall’imputato, il cui difensore, l’avvocato Massimo Vaglio, ne ha chiesto l’assoluzione e ora si prepara a impugnare la sentenza in appello.
© Riproduzione Riservata