IL TESORO
Alla scoperta di Ambrogio
L'antica sacrestia dei Monaci apre per la prima volta al pubblico
«Ricordare il passato, guardare al futuro»: le parole di sant’Ambrogio sono la guida seguita per il nuovo allestimento del percorso museale del Tesoro della basilica intitolata al patrono di Milano. Un percorso artistico unitario e coinvolgente, in cui il «linguaggio museografico e quello educativo si uniscono in una visione condivisa: offrire ai visitatori di oggi un’inedita esperienza di conoscenza, inclusiva e scientificamente rigorosa della Basilica e del suo Tesoro, capace di rileggere la storia ambrosiana alla luce del presente». Il progetto, promosso da monsignor Carlo Faccendini, abate-parroco della Basilica di Sant’Ambrogio, con l’Ufficio Beni culturali della Diocesi e la Soprintendenza patrocinio del Ministero della Cultura, di Regione Lombardia e del Comune di Milano, si avvale di un comitato scientifico di altissimo livello, con il coordinamento e la curatela scientifica di Miriam Rita Tessera, responsabile dell’Archivio e della Biblioteca Capitolare della Basilica. Il percorso museale che ha sede principalmente nell“Aula Ambrosii”, l’antica sagrestia dei monaci, per la prima volta aperta al pubblico, valorizza pezzi già noti insieme ad altri inediti, per un “progetto materiale e immateriale” incentrato sulla figura del santo patrono di Milano e sulla basilica da lui voluta e che ne custodisce le spoglie.
Si ritrova così (era in deposito al Museo Diocesano) il “letto di Sant’Ambrogio”, un manufatto ligneo ricomposto da 17 frammenti originali di frassino (che si montano a incastro, senza chiodi o viti) trovati quasi per caso nella cappella paleocristiana di San Vittore in Ciel d’Oro dall’architetto Ferdinando Reggiori, incaricato di guidare la ricostruzione della chiesa dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. La tradizione vuole che questo fosse il giaciglio funebre del vescovo, su cui le sue spoglie furono composte e vegliate alla sua morte il 4 aprile del 397. Contestualmente sono esposti la scodella appartenuta al santo e altri frammenti sopravvissuti della basilica paleocristiana, tra cui una tarsia policroma in marmo, paste vitree e smalti, che rappresenta l’Agnello Mistico, due rarissimi frammenti di seta del IX secolo scelti dall’arcivescovo Angilberto II per rivestire l’interno degli sportelli dell’altare d’oro, le dalmatiche di seta decorate da leopardi indossate, si tramanda, da Ambrogio. Infine – chicca multimediale – la ricostruzione scientifica del volto di Ambrogio realizzata nel 2021 a partire dalle indagini condotte sulle reliquie dal Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università degli Studi di Milano diretto da Cristina Cattaneo. Una ricostruzione che conferma la vicinanza con la più antica raffigurazione di Ambrogio (barba e capelli neri, orecchie a sventola), il ritratto musivo – ancora in abiti civili – del futuro vescovo, che brilla sulle pareti del sacello dedicato al martire Vittore. Riallestite anche le due sale del Capitolino, già sede espositiva. Insieme a una preziosa collezione di oreficeria sacra di epoche differenti, sono esposti un frammento di affresco del Bergognone e i “Pleurantes”, i cosiddetti “Piagnoni”, statuette di marmo di Candoglia dipinte che rappresentano monaci piangenti che decoravano probabilmente la tomba della nobile famiglia Della Croce al servizio dei Visconti: un motivo iconografico diffuso Oltralpe, soprattutto in Borgogna, ma piuttosto insolito per l’Italia.
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