LA MOSTRA
Andrea Appiani: l’elegante «Pittore delle Grazie»
A Palazzo Reale di Milano fino all’11 gennaio c’è il pittore del Neoclassicismo. Fu apprezzato soprattutto nel periodo napoleonico
È arrivato da Parigi, con un viaggio di tre giorni su un camion, accompagnato da una funzionaria del Louvre, il grande cartone preparatorio (4 metri per 3) con L’apoteosi di Napoleone, realizzato da Andrea Appiani e composto da 163 fogli di carta incollati su una tela di lino. È una delle opere centrali della mostra Andrea Appiani e il Neoclassicismo a Milano (a Palazzo Reale fino all’11 gennaio), curata Fernando Mazzocca, Francesco Leone, Domenico Piraina, dedicata al più grande tra i pittori italiani di età neoclassica, nella sua città che, per troppo tempo, lo ha dimenticato, come affermano i curatori che lo considerano «l’erede della tradizione lombarda della grazia e della realtà e l’artista più innovativo nel contesto italiano dell’epoca, per l’originalità dei risultati raggiunti nella pittura storica e nel ritratto».
Il cartone era relativo a una commissione più ampia, che doveva essere una gigantesca operazione propagandistica pensata per celebrare con l’arte le gesta eroiche di Napoleone, che interessava la decorazione delle sale di Palazzo Reale e che fu lasciata interrotta dall’artista che – a causa di una improvvisa emorragia cerebrale – completò solo la scena dell’Apoteosi, in cui Napoleone è identificato con la divinità suprema dell’Olimpo, con l’aquila di Giove e il serpente Ouroboros, simbolo dell’eternità. L’affresco fu parzialmente distrutto dai bombardamenti alleati del 1943, cosa che accadde anche alle trentanove tele monocrome realizzate dal maestro milanese per celebrare le imprese militari di Napoleone Bonaparte. Il ciclo pittorico, noto come Fasti di Napoleone, componeva una narrazione che si snodava in orizzontale su una fascia alta un metro e lunga circa 100 ed è stato ricostruito in mostra con stampe fine art di dimensioni reali dalle foto di Antonio Paoletti del 1929.
Intorno a questo nucleo i curatori hanno selezionato un corpus di oltre 100 opere, riunito grazie ai prestigiosi prestiti da alcune tra le più grandi istituzioni nazionali e internazionali. Il resto del percorso espositivo si snoda negli eleganti Appartamenti del Principe, in dieci sezioni che spaziano dall’immagine dell’artista, con alcuni ritratti provenienti dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco e dalla GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, all’età dei Lumi, con i ritratti di Parini e dei protagonisti dell’Illuminismo milanese. Ci si immerge poi nelle storie della mitologia classica, che hanno valso ad Appiani l’appellativo di “pittore delle Grazie”, erede di Raffaello e Correggio, per la sua capacità di esprimere la bellezza ideale e armoniosa. Si prosegue nella sezione dedicata alla pittura religiosa, con i disegni per la produzione destinata alla chiesa di San Celso. «Un progetto che è molto di più di una mostra – spiega Piraina – perché aggiunge un nuovo tassello al programma di valorizzazione di queste sale, lasciando a Milano alcune opere di Appiani. Abbiamo cercato di ricucire i fili che la storia ha bruscamente interrotto, dimostrando come la cultura sia più forte della guerra».
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