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L’amore è un po’ folle, ma serve autocontrollo
Massimo Gramellini in «L’ora di educazione sentimentale» al Teatro Arcimboldi lunedì 8
«L’ora di educazione sentimentale» di Massimo Gramellini è al Teatro Arcimboldi di Milano l’8 giugno alle 21. «Adesso la chiamano sessuo-attiva, evidentemente perché “sentimentale” sembrava una cosa troppo aleatoria e poco materiale – spiega in un virgolettato il giornalista partendo dal titolo dello spettacolo -. Faccio la Posta del Cuore da 28 anni e quello che mi ha insegnato questa esperienza è che i sentimenti sono molteplici: educarsi a conoscere meglio se stessi ed essere più consapevoli di quello che si vive è fondamentale. Invece tendiamo da un lato a rimuovere quello che ci accade e dall’altro ad avere delle reazioni incontrollate, impulsive. Platone diceva, però, che l’amore è un incrocio fra la follia e l’autocontrollo. Come cantava Vasco Rossi, è tutto un equilibrio sopra la follia: l’amore è un po’ folle, ma richiede una capacità di autocontrollo che spesso non c’è. Purtroppo ci sono persone che, in nome di quello che loro chiamano amore, perdono completamente il controllo di sé e fanno del male a sé stessi e soprattutto agli altri». Scritto da Gramellini con Simona Sparaco, e con la regia di Enrico Zaccheo, l’incontro riesce a creare un clima intimo e coinvolgente, che invita ad ascoltare. «Abbiamo bisogno tutti di un’educazione sentimentale – prosegue Gramellini -, anche gli anziani: tu puoi anche essere un pozzo di scienza, ma l’intelligenza emotiva non c’entra niente con l’intelligenza che usi sul lavoro. Puoi essere un pozzo di scienza e poi, a livello emotivo, essere totalmente incapace di gestire una rottura, un litigio, un conflitto. È chiaro che questa realtà si rivolge a tutti». E lui, che ha «avuto un padre che, essendo un uomo della sua epoca, pensava che dell’amore e dei sentimenti non si dovesse parlare: era un argomento tabù perché un vero uomo non si mette a discutere d’amore. Era una cosa da femminucce», in questo lavoro racconta anche si come adesso sia «cambiato tutto, per fortuna» e di come per lui l’amore sia «voler bene a un’altra persona. Se qualcuno ti fa del male dicendo che lo fa per amore, non è vero. È un’altra roba. Non facciamoci prendere in giro. La mia generazione è cresciuta con canzoni che inneggiavano a concetti come “tu sei mia” che rimandavano a certe idee del possesso completamente sbagliate: c’è stata un epoca in cui l’immagine dell’amore era un lucchetto». E ne parla provando anche a rispondere a come mai ci sono così tante resistenze, in questo momento, all’educazione sentimentale a scuola. «Perché – conclude - si pensa a strumentalizzazioni politiche. C’è chi crede che verrebbero insegnate teorie gender, complotti sul patriarcato... Siamo un Paese molto bigotto, moralista a parole. Trovo queste resistenze stucchevoli. Certo, servirebbero dei bravi maestri, l’educazione sentimentale andrebbe insegnata da chi ci crede».
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