L’ANALISI
Induno, il delitto e la caserma bloccata
Il rammarico dell’ex sindaco di Induno: «Sarebbe un presidio di sicurezza»
Un altro risveglio doloroso: Induno è sotto choc per l’uccisione del trentenne Enzo Ambrosino, nel cuore del centro storico, a due passi dal municipio, dalla chiesa di San Giovanni, dall’oratorio e dalla casa parrocchiale. Anche alla messa solenne della domenica celebrata da don Vittorio, silenzio e facce tirate, pur senza riferimenti diretti al fatto di sangue durante l’omelia. Tuttavia all’uscita sul sagrato, che dista davvero una manciata di metri dal teatro della rissa fatale, non si parlava d’altro.
«Percepisco tanto sgomento e incredulità - dice l’ex sindaco, Marco Cavallin, che non siede più in consiglio dopo la rinuncia per l’incarico di ad di Alfa -. Fatti del genere generano preoccupazione e bisogna tenere la guardia alta, anche se concordo con il sindaco Giorgio Castelli sul fatto che Induno sia un posto sicuro e tranquillo. Molti concittadini si chiedono come sia potuto accadere un fatto simile qui: ricordiamo un omicidio avvenuto in famiglia nel 2017 e poi la strage delle guardie all’Esselunga. Le telecamere, che abbiamo installato durante il mio mandato, si sono rivelate preziose per risolvere il caso. Spiace, alla luce di quanto accaduto, che ancora non si possa attivare la caserma dei carabinieri. La sede è finita, pronta da anni, grazie al Comune che mise a disposizione il terreno. Abbiamo investito molte risorse, ma né io né gli attuali amministratori in carica da due anni siamo riusciti a farla aprire, per questioni di burocrazia romana. Mancano alcune sistemazioni interne legate a nuove normative. I reati avvengono lo stesso, certo, ma avere un presidio fisico in più sul territorio sarebbe utilissimo e il senso di sicurezza aumenterebbe per tutti».
La stessa sorpresa si legge fra gli avventori del bar di fronte alla chiesa: «A memoria non ricordiamo fatti così gravi, sembra davvero strano che si possa arrivare a una ferocia del genere - dice un gruppo di amici al tavolino -. Come si può ammazzare una persona in quel modo? Un giovane padre, tra l’altro. Siamo scioccati. Molti di noi quella sera hanno sentito l’elicottero e il suono delle sirene: abbiamo pensato a un incendio, un incidente».
A pochi passi c’è la corte del delitto: parenti e amici continuano il mesto pellegrinaggio, stringendosi alla madre e agli altri parenti. In alcuni momenti si crea un gruppo corposo: ieri è arrivata anche un’ambulanza per una ragazza di 30 anni chi è sentita male ma si è subito ripresa. Qualcuno ha lasciato dei fiori appesi al palo di un cartello stradale: rose bianche e rosse, un segno di gentilezza e bellezza davanti all’orrore umano.
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