«Nel 2027 scateniamo l’inferno», Vannacci a Varese
Pienone all'UnaHotels per l'incontro con il generale
C’è chi resta a casa davanti alla partita e chi invece prende la strada per Varese, destinazione UnaHotels di via Albani, dove ieri sera si è tenuto l’incontro con il generale Roberto Vannacci. Dentro la sala, fin da subito, si capisce che non è la solita serata politica. Appare più un punto di ritrovo, un termometro di umori che si stanno spostando.
Circa settecento persone, molte più del previsto, riempiono la sala. L’organizzazione, curata dal comitato locale guidato dall’avvocato Daniele Parisi, regge bene l’impatto. Si arriva da fuori provincia e da altre regioni, qualcuno racconta di aver fatto centinaia di chilometri.
Quando Vannacci entra, la sala si accende. L’inno di Mameli, applausi lunghi, partecipazione piena. Qui il generale viene riconosciuto. «Porta forza», «è coerente», si sente ripetere. Parole che costruiscono una narrazione condivisa. Il confronto politico emerge nelle conversazioni.
La Lega resta sullo sfondo, evocata più per ciò che è stata, soprattutto nella stagione di Umberto Bossi, vista come più identitaria. Il movimento che si percepisce nella sala guarda più in là, verso un elettorato che appare in movimento.
Tra i presenti anche volti noti della politica locale, come Nino Caianiello, segno di un intreccio tra percorsi diversi.
«Nel 2027 scateniamo l’inferno», dice Vannacci riferendosi alle prossime sfide elettorali. Il focus resta sul futuro. Quando si parla di elezioni, il discorso resta aperto.
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