IN ATTESA
Valigia di griffe dispersa a Napoli: odissea senza fine
Inviata con Poste Italiane a settembre, non è ancora arrivata a Busto Arsizio. All’interno capi di marca, cosmetici e accessori
«Mando tutto con la Posta», diceva a settembre mentre preparava i bagagli per il ritorno a Busto Arsizio, «è più sicuro e più economico», diceva riponendo con cura in valigia le scarpe di Yves Saint Laurent, con quel tacco che è una scultura e la borsetta di Prada. Era ancora estate, tra sei giorni è Natale ma di quella valigia non ha più avuto notizie.
UNO SCRIGNO DI TESORI
Era zeppa di capi griffati e di prodotti per il viso e per il corpo delle migliori marche in circolazione, accessori esclusivi, occhiali da sole preziosissimi. «Tutte cose che durante l’anno non ho mai occasione di indossare e che mi ero portata in Sicilia per godermele. Da tre mesi aspetto il bagaglio, ho chiesto più volte in Posta che fine abbia fatto, ho presentato reclami e inviato raccomandate ma nessuno mi dà chiarimenti». Per un po’ la giovane era riuscita a tracciare il tragitto della spedizione, ma il segnale è morto a Napoli. «Da quando il bagaglio è arrivato lì non se ne è più saputo niente. Continuo a chiedere informazioni, mi rispondono di avere pazienza ma mi sento presa in giro».
FIDUCIA TRADITA
Erano due i bagagli. Quello più piccolo, dal contenuto più modesto, è arrivato. «Tardi rispetto ai tempi previsti dal servizio, ma è arrivato», conferma la giovane. «Gli operatori mi dicono che forse si è staccata la plastica di protezione in cui li avevo avvolti e quindi anche l’etichetta e che appena risaliranno al mio nominativo tornerà tutto indietro, io però non ci credo più e valuterò i passi legali da compiere per essere risarcita». Accanto a lei c’è la madre che le rammenta i saggi consigli suggeriti prima di spiccare il volo verso la Sicilia: «Non fidarti, non portare abiti e borse di valore, se si perde la valigia ci rimetti un patrimonio». La ragazza però aveva un’altra visione del mondo: esiste un servizio, messo a disposizione da un’azienda a partecipazione pubblica (lo Stato è azionista maggioritario delle Poste italiane), che si propone come valida e anzi più agile alternativa allo stivaggio, perché diffidare?
IL MIRAGGIO LAPPONE
Dopo tre mesi di attesa anche la ragazza ha perso la fiducia. I vestiti griffati se li è comprati lavorando sodo, piccoli oggetti del desiderio conquistati rinunciando ad altre spese, custoditi nell’armadio con cura, in vista delle occasioni giuste in cui sfoggiarli, senza indulgere nella cafonaggine di provincia. «Ciò che più mi infastidisce è l’attendismo, quel continuo rimbalzarmi senza offrire spiegazioni chiare. Certo che ho imparato la lezione: non spedirò più niente che sia di valore». La speranza che la valigia sia in viaggio sulla slitta trainata dalle renne le rimane. In fondo non si è mai troppo adulti per credere a Babbo Natale.
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