LA TRAGEDIA DI CAPODANNO
«Avremo complicazioni attese». Le condizioni dei feriti al Niguarda
Strage di Crans Montana. Ustioni tra il 10 e 50% del corpo e danni polmonari causati dalle inalazioni di fumo
Richiederanno diverse settimane, «come minimo», le cure a cui sono sottoposti gli italiani feriti nella strage di Crans-Montana. E sarà una «vera e propria battaglia», come la definisce Giampaolo Casella, direttore Anestesia e Rianimazione del Niguarda di Milano, dove i pazienti ricoverati sono undici. Tutti sedati e in prognosi riservata, per cui è prematuro considerarli fuori pericolo, cinque si trovano al Centro grandi ustioni, sei in Terapia intensiva, tre dei quali in condizioni «particolarmente critiche».
USTIONI E DANNI DA FUMI VELENOSI
«Abbiamo già fatto tanti interventi chirurgici, ma ne dovremo fare altri – spiega il dottor Casella –. Ne abbiamo operati sei immediatamente, due dopo e due sono attualmente in sala operatoria», dove il supporto di anestesisti e rianimatori è costante. «Il problema – prosegue – è che le ustioni sono molto estese e tutti, purtroppo, hanno anche un danno da inalazione di fumi velenosi».
IL BOLLETTINO MEDICO
Fatta eccezione per due donne, una di 29 e l’altra di 55 anni, gli altri nove feriti hanno tra i 15 e i 16 anni. Secondo il bollettino medico diffuso lunedì 5 gennaio, presentano ustioni di II e di III grado su arti, dorso e volto che variano dal 10 a oltre il 50% del corpo e che comportano un’attenzione particolare per il controllo delle infezioni, tipiche in quadri così gravi, e per il sostegno al funzionamento degli organi e dal punto di vista metabolico. Diversi di loro presentano inoltre danni importanti a livello polmonare causati dalle inalazioni dei fumi tossici sprigionati dall’incendio del “Le Constellation”, che richiedono una assistenza meccanica alla respirazione. «La situazione clinica è estremamente seria – sottolinea il dottor Casella, l’espressione visibilmente provata dal lavoro di questi giorni –. Avremo complicanze attese».
GLI ALTRI FERITI
L’ospedale milanese, il cui Centro ustioni è considerato una eccellenza a livello nazionale ed europeo grazie alle tecnologie avanzate di cui dispone insieme a una Banca dei tessuti, è pronto a dare supporto e assistenza a eventuali altri feriti. In Svizzera sono ancora ricoverati tre italiani. «Uno doveva essere trasferito prima ieri e poi oggi – rivela il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, nel corso di una conferenza stampa per fare il punto sul coordinamento delle attività del servizio nazionale della Protezione civile legate alla tragedia di Crans Montana –. Le condizioni cliniche del paziente non l’hanno consentito, per cui ci dovremo aggiornare tra qualche giorno per un primo bollettino e per ricevere quello che in gergo viene chiamato “Fit to fly”, cioè la capacità di una persona a resistere a un volo sanitario». L’Italia si è detta pronta anche al trasferimento di «cittadini non italiani, con assetti civili e militari, che dovessero avere bisogno di cure specifiche», ribadisce Ciciliano, per il quale «la partita dei trasferimenti non è conclusa». Non è dunque finita la battaglia per evitare che il bilancio della tragedia di Capodanno si aggravi.
LEGGI ANCHE: Crans Montana: il rientro della salma di Chiara
© Riproduzione Riservata


