IL RITRATTO
«Ecco chi era nonno Silvio»
Il meteorologo Paolo Valisa ricorda il padre scomparso
Paolo Valisa, meteorologo del Centro geofisico prealpino, ricorda il padre Silvio, scomparso pochi giorni fa, di cui venerdì 2 gennaio alle 14.30 nella chiesa della Kolbe saranno celebrati i funerali.
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Dell’infanzia luinese del nonno conosciamo molto dai suoi racconti, degli anni della guerra e del dopoguerra. Era un bambino allora, nato nel 1938, ma ricorda i cannoni dei tedeschi che dal lungolago sparavano dall’altra parte, verso i monti dell’Ossola. Ci ha raccontato del papà che lavorava in Germania, contrabbandava un po’ di riso in Svizzera e la madre che aiutava nella lavanderia di famiglia.
Terzo di 4 fratelli si affacciava al dopoguerra con le radici in un mondo ancora in gran parte intatto e contadino. Risalgono a quegli anni la sua grande conoscenza degli uccelli e dei pesci, della Tresa e del lago, che non ci sono quasi più.
Nasceva anche in quegli anni probabilmente l’amore di andare a remi. Ricordo il racconto di una traversata del lago fino a Cannero con le pesanti barche di legno e una discesa della Tresa. Nevicava certamente molto e fino a bassa quota, e con sci rudimentali in spalla amici e fratelli partivano a piedi per andare in Forcora. Gli sci “Sfida” ancora li conserviamo, o forse erano addirittura di suo papà. Sciare è sempre stato un passatempo di famiglia.
Finita la scuola dell’obbligo ha cominciato a lavorare come imbianchino, prima presso la ditta “Francini” col triciclo e poi in proprio con l’Ape Piaggio.
Le cugine, ci hanno raccontato, nelle sere d’estate, lo aspettavano con impazienza per fare un giro del paese sull’Ape, quando tornava dal lavoro.
La stessa Ape che usava tutte le sere dopo il lavoro per venire a Varese e frequentare la scuola serale per geometri. È sempre stato un grande lettore e negli anni ha acquisito una cultura sconfinata di cui ci meravigliava anche negli ultimi tempi.
Dopo il diploma si trasferisce a Gavirate, dove lavora come tecnico comunale per 4 anni. Poco prima si era sposato con Gabriella, corteggiata in un bar di Germignaga, gestito dalla futura suocera Wanda. A Gavirate nasco io, Paolo, ma di quei primi anni non ricordo nulla. Ho le foto però di quando mi portano al mare, paffutello, accanto alla mamma giovane e bella.
Dopo questi primi tre anni ci trasferiamo a Varese, in uno dei tanti condomini nati negli anni ‘70. Mamma e papà raccontano che lo hanno scelto perché era il primo arrivando da Luino, che restava il luogo dei nonni materni e paterni e delle radici della nostra famiglia.
Tutti i fratelli Valisa si ritrovavano dai nonni soprattutto per feste pagane, la raccolta delle ciliegie, l’abbacchio delle noci, le caldarroste. Ciascuno dei 4 fratelli ha avuto due figli e quindi c’era una bella compagnia di cugini.
Mia sorella è arrivata quando avevo 4 anni di età. Ricordo un papà sempre molto impegnato. Aveva trovato un nuovo lavoro presso il Comune di Varese, all’ufficio strade, che a quei tempi progettava e costruiva davvero strade e muri. Non di rado girando con il papà per Varese mi indicava un ponte o una strada che “aveva fatto lui”. Aiutava però ancora presso il comune di Gavirate, alla sera, e inoltre aveva ripreso a studiare, questa volta all’università, alla facoltà di giurisprudenza.
Gli impegni del papà si fermavano magicamente a fine febbraio, per la settimana bianca a La Thuile. Erano ancora anni eroici dello sci, con gli scarponi di cuoio. E si sciava con ogni tempo. Il papà era un esempio di disciplina sportiva e con metodi che oggi considereremmo rudi, aiutava a liberarmi delle mie paure sulle piste più difficili.
La settimana a La Thuile è un rito che si è ripetuto almeno per una dozzina d’anni. Alla fine noi eravamo cresciuti e anche lo sci stava cambiando.
Arriva anche la laurea sulla legislazione degli appalti pubblici e cambia il suo lavoro al comune di Varese, passa all’ufficio contratti. Negli ultimi anni di lavoro vince un concorso per dirigente presso il depuratore dell’alto Lambro. Lavoro che certamente lo ha messo di fronte al degrado dei nostri corsi d’acqua ma che gli ha fatto sviluppare la coscienza che è possibile realizzare opere di ripristino ambientale.
A 56 anni arriva la pensione, e purtroppo anche un infarto che lo obbligherà ad una operazione per il posizionamento di 4 by-pass coronarici. Torna quello di prima, pieno di iniziative e con Gabriella ha una cerchia di amici sempre più grande. Raro trovarlo alla sera a casa e non solo nei fine settimana.
Frequenta il CAI escursionismo (era molto orgoglioso della sua spilletta trentennale), ricordo anche gite selvagge in Val Grande con il mio gruppo di amici, sui miei ghiacciai dell’Ossola senza picozza ma con l’alpenstock, alla colma di Premosello con in spalla il mio primo figlio. E i lunghi soggiorni estivi al colle del Nivolet.
Instancabile allora, con suo rammarico un po’ meno negli ultimissimi anni. Sognava ancora di salire il Limidario, la sua montagna, ma non abbiamo fatto in tempo.
Ancora l’anno scorso abbiamo fatto l’ultima sciata.
Anima la “casetta” di San Fermo e frequenta assiduamente assieme alla moglie Gabriella l’Istituto di Psicosintesi.
Anzi, frequenta a tal punto il rione di San Fermo tanto da scriverne la storia in un libro: “Quel borgo di Varese chiamato Penasca“, che per modestia esce alle stampe a firma degli Amici di San Fermo.
È spesso a Parigi con la nonna, nel piccolo appartamento che era stato di mia sorella Silvia. Di tanto in tanto viaggia disinvoltamente in America tra la California e la Florida, dove abita nel frattempo mia sorella.
I viaggi non si contano, quasi non esiste località dove non siano stati il papà e la mamma. Talvolta viaggi anche avventurosi, in Albania, nei monasteri della Cappadocia, on the road in Louisiana.
In un arco di anni fino circa al 2015 è volontariamente presidente dell’asilo di Giubiano di cui coordina i restauri e studia la storia. Da queste ricerche di archivio nascerà il suo libro “ne ho visti crescere di bimbi...90 anni di storia dell’asilo di Giubiano”.
Non era raro incontrarlo per il lago di Varese, sulla barca “Seide” (il nome della nonna), spesso a remi perché ha sempre litigato con il motore. Cercava il quotidiano contatto con la natura anche nel suo bosco, sopra Mattello, in cui si recava almeno una volta alla settimana per scaricare la fototrappola e accudire gli alberi che piantava in ogni occasione, soprattutto per la nascita dei nipoti. Perlopiù erano faggi, ne avrà piantati un centinaio con testardaggine perché quasi tutti per avverse vicende morivano.
Altrettanto frequente era incontrarlo per Varese con la sua bicicletta che ha usato fino a poco prima della malattia (recentemente aveva acquistato una bicicletta elettrica) e per un lungo periodo ha frequentato la FIAB partecipando alle gite.
Da molti anni era vicepresidente degli amici della Terra e con loro promuoveva azioni a favore dell’ambiente. Le più note sono quelle a favore del risanamento del lago di Varese, ma certamente ne emergeranno altre dai suoi voluminosi archivi. Agevolato dalla conoscenza della macchina amministrativa, modestia e competenza.
Leggi i messaggi di cordoglio per Silvio Valisa
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