SPAZIO
La meraviglia di Artemis II. Ma c’è un però
Non più voglia di scoperta ma necessità di un'alternativa
Nel 1968 fu Stanley Kubrick a portarci nello spazio con le incredibili idee cinematografiche che generarono “2001: Odissea nello spazio”. Un'esperienza ai confini con il lisergico che mai nessuno aveva potuto vivere al cinema dove al massimo si assisteva a film con dischi volanti fatti di cartone davanti a un muro dipinto di nero. L'uomo era già stato nello spazio ma mai nessuno era riuscito a restituire la sensazione di cosa significasse essere lassù e di quanto fossimo piccoli noi rispetto all'immensità dell'universo. Il film fu presentato in anteprima a Washington nell'aprile di quell'anno e alla Casa Bianca devono aver pensato che fosse il caso di verificare se l'impatto estetico di quel film fosse realistico.
Sei mesi, dopo infatti, partiva l'Apollo 8 che avrebbe realizzato la prima foto a colori di un corpo celeste realizza da un essere umano: era l’ormai leggendaria “Earthrise”, il sorgere della Terra, che ritrae il nostro pianeta quasi come se emergesse dall'oscurità grazie a un gioco di ombre con la Luna.
Nei quattro anni successivi la escalation della corsa allo spazio fu rapidissima da parte degli Stati Uniti che, nel giro di pochi mesi, mandarono il primo uomo sulla Luna e anche lì, secondo diverse malelingue, Kubrick ci mise lo zampino. La Nasa chiuse il programma Apollo nel 1972 e fu proprio la navicella numero 17 a realizzare l'ultima immagine della Terra scattata da una navicella spaziale “abitata”.
Fino a pochi giorni fa, perché la missione Artemis II, primo passo verso il ritorno sulla Luna previsto nel 2028, ci ha regalato nuove immagini mozzafiato e anche un record: mai un essere umano si era spinto lontano come gli astronauti che stanno completando questa missione.
Ma a cosa mira questa scienza? Ha negli anni modificato i propri obiettivi? Non è un segreto che la corsa allo spazio dagli anni ’50 in poi sia stata un elemento fondante della Guerra Fredda, con le due superpotenze che duellavano anche in campo scientifico, da Laika a Gagarin fino a Neal Armstrong.
La concorrenza si concretizzò persino al cinema, dato che il governo sovietico, visto il successo di “2001”, commissionò ad Andrej Tarkovsky un film che potesse eguagliarne la grandezza. Da lì nacque “Solaris”, temutissimo da qualsiasi vittima di fidanzate amanti dei cineclub, ma in realtà una perla filosofica all'altezza del capolavoro kubrickiano.
L'afflato che ispira queste opere fu il medesimo che accende da sempre la scintilla della scienza, ovvero la necessità della scoperta. Ma la sensazione è che oggi l'uomo abbia accelerato il ritorno sulla Luna soprattutto per cercare una via di fuga. Dalla Terra, ovviamente, e sarebbe un errore derubricare a mero catastrofismo le valutazioni diffuse da alcuni mezzi d'informazione di aree notoriamente complottiste.
La Nasa ha smentito il fatto che il paragone fra le foto attuali e quelle degli anni ’70 evidenzi un peggioramento dello stato del pianeta, ma questo non esclude che tanti lo pensino lo stesso, a cominciare da chi commissiona i viaggi nello spazio. È un bene che cerchiamo un'alternativa? A livello pratico forse sì, a livello teorico invece non lo è affatto perché è il segnale che chi comanda l'umanità, piuttosto che impegnarsi a salvare la Terra, pensa già a come regalarsi un esilio dorato alla faccia di chi non potrà mai permettersi un biglietto per Marte.
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