MILANO
'The Boys of Dungeon Lane', McCartney canta il mondo prima dei Beatles
(di Gioia Giudici)
(ANSA) - MILANO, 22 MAG - L'infanzia nella Liverpool del
Dopoguerra, la tenacia dei genitori, le prime avventure
condivise con George Harrison e John Lennon, prima che il mondo
sentisse parlare dei Beatles: 'The Boys of Dungeon Lane' non è
solo il diciottesimo album solista di Paul McCartney, ma la
porta d'accesso a un mondo prima della fama, quello di 'Dungeon
Lane', cantato nel singolo 'Days We Left Behind', un brano
essenziale e profondamente intimo che cattura il nucleo emotivo
del progetto.
"Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo
dell'album - racconta Sir Paul - deriva da un verso di questo
brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono
lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia
semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può
scrivere di qualcos'altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool.
C'è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la
strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un
posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non
avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano
fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto".
Per tornare a quel clima, nell'album McCartney ha suonato
quasi tutti gli strumenti da solo, come aveva fatto per il suo
debutto solista nel 1970 e come gli ha suggerito di fare il
nuovo produttore Andrew Watt, dopo averlo sentito provare un
accordo da cui è poi nato il brano di apertura dell'album, 'As
You Lie There'. L'album è stato poi registrato tra una tappa e
l'altra di un tour mondiale durato cinque anni, tra Los Angeles
e il Sussex. Ne è nato un sound che spazia dal rock nello stile
dei Wings alle armonie in stile Beatles, fino ai groove in stile
McCartney, dove la narrazione è sempre guidata dalla melodia,
sul filo dei ricordi dell'ex Beatles. E in un caso, quello del
singolo 'Home to Us', di Ringo Starr.
"Ringo - ricorda McCartney - è passato in studio e ha suonato
un po' la batteria. Ho detto ad Andrew che avremmo dovuto
registrare un brano e mandarglielo. Quindi questa canzone è
stata pensata interamente per Ringo. Nello scrivere la canzone
parlo delle nostre origini. Come per molte persone, si parte dal
nulla e ci si costruisce da soli. Ringo era di Dingle, ed è
stata dura. Ha raccontato che veniva derubato mentre tornava a
casa, perché lavorava. Anche se era pazzesco, per noi era casa.
Ho scritto la canzone partendo da quell'idea e l'ho mandata a
Ringo. Lui mi ha rispedito una versione in cui aveva aggiunto
solo qualche riga al ritornello, così ho pensato che forse non
gli piacesse. L'ho chiamato e mi ha detto che pensava volessi
che cantasse solo una o due righe, e io gli ho detto che mi
sarebbe piaciuto sentirlo cantare tutto il brano. Così abbiamo
preso la mia prima strofa, la seconda di Ringo, e abbiamo fatto
un duetto", il loro primo in assoluto, a suggello di una storia
comune iniziata a Liverpool e dintorni.
Ragazzi che si muovevano in autostop perché avevano pochi
soldi, come canta Paul in 'Down South': "Penso spesso - ammette
- a John e George. Facevamo l'autostop prima dei Beatles. Erano
i tempi in cui si poteva fare, ora avverto i miei nipoti di non
farlo perché ci sono troppi matti in giro. Non sembrava che ce
ne fossero così tanti allora, probabilmente sì, ma ci si sentiva
più sicuri. Così ho proposto a George: 'Dovremmo fare
l'autostop?' E lui ha risposto 'Sì, va bene'". E ce ne sarebbero
tante altre storie - conclude McCartney - di quel periodo
magico, quando Paul e gli altri erano ancora e solo 'The Boys of
Dungeon Lane'. (ANSA).
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